L’insegnante sufficientemente buono
Psicodinamica della relazione educativa docente-allievo-scuola
A cura di Filippo Pergola
Magi Edizioni
Recensione di Roberto Bucci[1]
Il volume curato da Filippo Pergola raccoglie diversi saggi sull’insegnante accomunati da un’ottica che indaga gli aspetti emotivi ed inconsci della relazione educativa inserita nel contesto istituzionale scolastico.
Il riferimento al “sufficientemente buono” di Winnicott si riferisce alla capacità relazionale che si richiede all’insegnante: come la madre egli inizialmente accoglie e presenta il mondo (in questo caso è il mondo della conoscenza) in modo da corrispondere ai bisogni e al livello di competenze dell’altro; successivamente però deve anche frustrare quest’illusione stimolando lo sviluppo della soggettività e dell’autonomia in rapporto al sapere.
L’insegnante di cui si parla deve apprendere a fare i conti con il proprio mondo interno, il quale si articola nelle varie dimensioni interrelate della storia personale e della propria esperienza scolastica passata (da allievo) e presente (da docente).
Come si legge nell’introduzione, l’attenzione dei vari autori è rivolta principalmente alla relazione nelle sue varie articolazioni:
“nella trasmissione del sapere ciò che conta è […] l’interazione emotivo-affettiva tra la persona dell’insegnante e l’allievo, e tra i singoli individui, il gruppo classe – dotato di una propria sorta di ‘mente inconscia’- e l’istituzione scuola”[2]
La mente umana nasce e si sviluppa all’interno di relazioni. Gli Autori paragonano il lavoro di contenimento emotivo svolto dall’insegnante e dal gruppo-classe a quello della rêverie descritto da Bion: in questo contesto le emozioni cariche di ansia e angoscia degli allievi vengono metabolizzate e restituite ad essi in una forma più tollerabile favorendone la mentalizzazione.
“costruire la relazione è, dunque, un obiettivo educativo di primaria importanza, perché è nelle relazioni che il bambino impara a pensare”[3]
La funzione educativa può essere compresa facendo analogie con la funzione genitoriale di cui l’insegnante è l’alter-ego, ma bisogna anche considerare, in ottica gruppoanalitica, che egli è un “mediatore” del passaggio dal mondo affettivo familiare al mondo sociale della scuola e i suoi relativi codici[4]. Il transito tra questi due territori psicologici è favorito dalla trasmissione di saperi sul contesto culturale contemporaneo e dal confronto con le norme scolastiche.
Il gruppo classe è visto come unità psicodinamica da comprendere se si vuole dare senso alle numerose problematiche che si presentano nella scuola, si pensi al bullismo, ma anche ai problemi specifici di apprendimento; solo adottando un punto di vista che consideri i fenomeni di gruppo è possibile un’adeguata lettura e soluzione.
Il libro contiene un interessante contributo di Paola Marinelli[5] sull’utilizzo della gruppoanalisi come approccio alla dimensione scolastica, il gruppo classe è considerato come l’insieme dei docenti e degli allievi che si relazionano insieme nell’affrontare i problemi emergenti. Probabilmente è il capitolo più utile per gli operatori “psi” che si muovono in ambito scolastico, all’interno di esso troviamo riflessioni e testimonianze sull’impiego del gruppo come strumento di cambiamento: si va dal piccolo gruppo a quello mediano con differenti obiettivi, come la prevenzione del disagio negli allievi o la formazione dei docenti. Vengono approfondite alcune questioni riguardanti la tecnica e la conduzione del gruppo in questo contesto specifico.
Per concludere faccio riferimento al contributo di Filippo Pergola[6] nel quale riporta una questione fondamentale della vita dei gruppi: chi li attraversa ne viene trasformato, e la trasformazione in questo caso riguarda sia l’insegnante che l’alunno.
La lettura di questo testo può rappresentare un’utile risorsa per gli insegnanti, per gli allievi e per gli psicologi che si trovano a “coabitare” nella scuola, per favorire la diffusione di competenze che la rendano una “buona convivenza” che stimoli la crescita ed il benessere psicologico.
[1] Psicologo, specializzando Laboratorio di Gruppoanalisi, Roma.
[2] F.Pergola, Introduzione, in Pergola (a cura di) L’insegnante sufficientemente buono, Edizioni Magi, Roma, 2010, p.11.
[3] A.M. Di Santo, La costruzione della relazione educativa, in Pergola (a cura di) (2010) op. cit. p. 70
[4] Pontalti C., Pontalti I. (1999), L’adolescenza tra codici familiari e codici sociali, in Bria P., Rinaldi L. (a cura di), Corpo e mente in adolescenza, F.Angeli, Milano.
[5] P. Marinelli, Gruppoanalisi e Scuola, in Pergola (a cura di) (2010) op. cit.
[6] F. Pergola, L’inconscio a scuola, in Pergola (a cura di) (2010) op. cit.