Girolamo Lo Verso e Giuseppe Ruvolo
Dedichiamo la parte monografica di questo nuovo numero della rivista alla ricerca sui processi di gruppo che riteniamo la questione più importante e la sfida più difficile per la conoscenza empirica e sostensibile dei fenomeni psichici propri di questa onnipresente dimensione plurale del vivere umano.
Cosa intendiamo per processi di gruppo? All’interno di quale modello dello scambio intersoggettivo li definiamo? Come li possiamo riconoscere nel “qui ed ora” della vita di un gruppo con storia o di un gruppo speciale come quello di psicoterapia, di formazione, di supervisione? Tra questi formati di gruppo vi sono differenze processuali? Quali categorie operazionalizzate mettiamo a punto per analizzarli e, al limite, quantificarli? E queste categorie operazionali sono coerenti con una comprensione psicodinamica o rimangono a un livello esclusivamente fenomenologico descrittivo?
Sono alcune domande che la ricerca sui gruppi non può eludere.
Molti sforzi dell’indagine sui processi di gruppo provengono specificamente dalla terapia di gruppo, analitica e non. In questo ambito da qualche tempo ormai importanti filoni di ricerca segnalano come le ricerche di esito, da sole, siano inadeguate. I risultati, infatti, da soli, possono essere relativamente significativi in psicoterapia. Ad esempio, cosa vuol dire, di per sé, un fatto positivo come la diminuzione dell’ansia senza una valutazione complessiva della situazione psichica delle persone? Senza un’analisi del processo terapeutico, infatti, non è possibile valutare i risultati, la loro stabilità, i problemi che sono stati affrontati e superati, ecc. Senza di questo è
anche difficile valutare la loro continuità e qualità. Lo studio del processo, inoltre, ci può dare risultati importanti rispetto ad interrogativi ineludibili quali, cosa realmente accade in terapia, come funziona quella terapia con quel terapeuta, ecc. Se non possiamo, con chiarezza, comunicare questo, rischiamo di restare nell’ineffabile, nell’autoreferenziale, nel socialmente non credibile.
L’analisi del processo corrisponde allo studio di quell’irripetibile specificità che contrassegna la psicoterapia come scienza, come metodo clinico, come tipo di risultati. Ciò, ancora di più, per terapie approfondite, sistematiche e di lunga durata quali sono le terapie analitiche. La valutazione delle psicoterapie, infatti, si incontra con il fatto che questo tipo di pratica non può, e non deve, corrispondere ai tradizionali criteri di scientificità, quali generalizzabilità, falsificabilità, ripetibilità. E’ impossibile, ad esempio, confrontare un gruppo con un altro uguale per cui è difficile parlare di gruppi di controllo. Specifico della psicoterapia è lavorare con la soggettività, la relazione, il set(ting), le dinamiche interne/esterne, consce ed inconsce in situazioni irripetibili. Tutti fattori che richiedono, ad esempio, l’intreccio tra metodi di ricerca quantitativi e qualitativi, lo studio, non solo dei pazienti, ma anche del terapeuta, dell’interazione e del campo psichico che si crea tra di loro, l’analisi del contesto di cura e del tipo di terapia, ecc.
Lo studio del processo, inoltre, è particolarmente congeniale alle terapie analitiche di gruppo che della processualità sono fatte ancor più delle terapie duali. E’ noto che in gruppo l’analisi degli accadimenti di un singolo paziente è poco significativa se non viene collocata all’interno delle dinamiche del processo gruppale. Certo, la ricerca sul processo gruppale è assai complessa, si tratta di analizzare un vasto numero di fattori e di variabili interconnesse tra di loro. In cambio, però, si possono avere informazioni che possono rendere il nostro lavoro sempre più consapevole e convincente. Lo studio sul
processo è fondamentale proprio per consentirci di attivare pensiero sulle nostre pratiche. Questo tipo di studio, inoltre, è il tipo di ricerca empirica più vicina alla clinica e che più ad essa può essere utile ed insieme aiutare a pensarla ed a capirla. Ciò ha una valenza etica, poiché può migliorare la conoscenza, la qualità e l’efficacia rispetto a ciò che realmente facciamo e non solo a ciò che crediamo di fare, o che i modelli teorici, più o meno epistemologicamente, metodologicamente e clinicamente fondati ci dicono (forse).
Crediamo, quindi, che l’iniziativa di Plexus di raccogliere contributi gruppo analitici sul processo in terapia analtica di gruppo e, in genere, sui gruppi clinici sia utile e destinata a restare nel tempo. La parte monografica propone un lavoro di Giordano e Lo Verso che traccia un inquadramento del tema e dei principali nodi connessi alla valutazione di processi ed esiti nel contesto della letteratura più recente sui gruppi terapeutici.
Segue il contributo di Picone e Ruvolo che presenta una nuova proposta di analisi dei processi di gruppo, attraverso la definizione di una metodologia originale, che gli AA. esemplificano applicandola ai trascritti di un gruppo di formazione. Gli altri tre lavori che vengono nella sezione monografica, propongono diverse metodologie di indagine applicate altrettanti gruppi in dispositivi di lavoro clinico. Quello di Vasta e Girelli valuta una ipotesi di ricerca sulla applicazione del gruppo omogeneo condotto secondo la tecnica gruppoanalitica nel trattamento del disturbo anoressico-bulimico; quello di Di Falco e Di Blasi riguarda un gruppo di supervisione dello staff di una comunità terapeutica per adolescenti ed utilizza le deregistrazioni e una metodica di analisi del testo; il terzo presenta una indagine sui processi relativi alla coesione e all’alleanza in un gruppo di terapia ad orientamento gruppoanalitico in un Centro di Salute Mentale.
Nella sezione dedicata alla formazione Di Stefano propone da unaprospettiva psicosocionalitica una lettura critica dei compiti di sviluppo che l’individuo e le organizzazioni, nel passaggio culturale del mondo contemporaneo, si trovano oggi a dover fronteggiare per aver cura dei processi identitari, individuali e collettivi. Il testo viene pubblicato sia in italiano che in inglese, in accordo con l’intenzione della rivista di uoversi sempre più verso il contesto internazionale, facilitata dal midium telematico.
Nella sezione di Clinica Istituzionale sono contenuti tre diversi contributi. Il primo è quello di Franco Fasolo che, se possiamo permetterci il suo stesso leggero e profondo stile, attingendo a piene mani dalla praticapensante di tanti anni di psichiatria svolta sul campo gruppo-locale con un pensiero gruppo-globale, sciorina con arguzia suggerimenti (cioé precise prese di posizione teorica, scientifica e politica) che fa apparire quasi banali per svelare gli ambigui e manipolativi camuffamenti di sempre della psichiatria che a tutto serve tranne che ai pazienti e alle comunità.
Il secondo contributo (Lo Mauro, Picone, Profita, Ruvolo) prende origine dal lavoro con gli operatori di due CTA, per mettere in particolare rilievo il lavoro di formazione con gruppi istituzionali come strumento di sviluppo del benessere organizzativo, per gli operatori, ma anche per la capacità di sviluppo dei progetti di cura degli utenti. Il terzo contributo di questa sezione è quello di Ugo Corino che presenta il testo di Tavolaccini, Tiezzi e Noce, che riguarda la residenzialità psichiatrica, del quale sottolinea il valore della “praticità” e la centralità degli utenti (non solo i pazienti-residenti, ma
anche le loro famiglie, gli stessi operatori).
La sezione Altri orientamenti ospita un lavoro di Di Maggio che focalizza l’attenzione sul costrutto di Metacognizione. L’A. indica, sulla base della più recente ricerca sui fattori psicoterapeutici, come sia necessario in ogni dispositivo di lavoro clinico valutare con attenzione le competenze di consapevolezza riflessiva e di elaborazione simbolica dei pazienti, per lo sviluppo del processo terapeutico attraverso uno specifico sostegno alla costruzione della competenza metacognitiva.
Questo numero si chiude con due interessanti recensioni, una sul testo di F. Pergola che affronta il tema delle dinamiche psicologiche della relazione educativa, l’altra sul testo di F. Fasolo, Gruppoanalisi esalute mentale.
Buona lettura