Analisi dei processi dei gruppi di formazione. Una proposta metodologica e una esemplificazione empirica

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Florinda Picone, Giuseppe Ruvolo* Scarica l’articolo

Riassunto Gli AA propongono una nuova metodologia di analisi dei processi di gruppo attraverso una griglia di codifica ed elaborazione del testo deregistrato dell’esperienza di gruppo, con particolare attenzione ai gruppi analitici che hanno obiettivi di formazione. Il metodo è costruito riprendendo il modello del CCRT proposto da L. Luborsky e alcune categorie di analisi utilizzate dal modello del Conflitto focale di gruppo di Lieberman e Whitaker. Viene proposta una esemplificazione empirica di applicazione a uno stralcio del testo di un gruppo di formazione. Parole chiave: analisi processi di gruppo, gruppi di formazione, ricerca empirica sui gruppi

Summary Authors propose a new methodology for group process analysis trough a code-grid of a text of group experience. The method proposed has been constructed on the basis of the CCRT model elaborated by L. Luborsky and some analythic categories suggested by Lieberman and Whitaker in their Focal Group Conflict Theory. Authors proposed also an empirical application sample of their method to a text of an analythic training group. Key words: group process analysis, training group, empirical group reasearch * Dipartimento di Psicologia, Università di Palermo

Obiettivo e presupposti teorici Questo contributo è parte di un più ampio progetto di ricerca che ha l’obiettivo di definire e valutare un proposta metodologica di analisi dei processi psicodinamici dei gruppi di ampio formato attraverso una griglia di analisi del testo. L’interesse per questo lavoro nasce dalla constatazione che sta crescendo sempre più l’utilizzo dei setting multipersonali negli ambiti della psicologia clinica ampiamente intesa, e in particolare, nella formazione esperienziale rivolta a chi si occupa di relazioni di aiuto (Pontalti, Pontalti, 1998). In questo ambito la ricerca empirica risulta ancora esigua e limitata, di conseguenza, ci sembra indispensabile pensare a degli strumenti costruiti ad hoc al fine di valutare non solo gli esiti ottenuti tramite dispositivi di lavoro di gruppo, ma soprattutto i processi che, in maniera mutevole ed imprevedibile, al loro interno si sviluppano. Pensare ad un metodo adeguato per l’analisi di tali processi ha significato assumere un vertice basato sull’epistemologia della complessità (Aveline e Shapiro, 1995) che assume i seguenti presupposti: tener conto delle qualità intrinseche dell’esperienza gruppale, come la molteplicità, la circolarità, la relazione e la trasformazione (Foulkes, 1975) una concezione relazionale e costituivamente sociale della mente umana (Napolitani, 1990), nella quale gli accadimenti psichici, che avvengono nello spazio relazionale esistente tra i membri di un gruppo, sono caratterizzati dal “campo contransferale”, ovvero, quello spazio mentale ed esperienziale che costituisce una matrice in continua evoluzione e nel quale sono vivi e parlanti gli universi mentali di tutti i partecipanti, conduttore compreso (Lo Verso, Profita, 1994); la prospettiva contestualista (cfr Storolow e Atwood, 1992) secondo la quale per comprendere i vissuti intersoggettivi degli esseri umani è necessario coglierne le connessioni con le caratteristiche del contesto relazionale che le produce. Essa implica lo sforzo di riconoscere i nessi tra le caratteristiche di ogni dispositivo (come dimensioni, tempi, spazi, cornici istituzionali, modalità di conduzione, obiettivi specifici ecc.) e i fenomeni intersoggettivi da esso elicitati. L’oggetto della nostra indagine è costituito dall’analisi dei cosiddetti “processi”, ma come definire i processi e come misurarli? I processi rappresentano tutto ciò che accade nei gruppi, ovvero, i vissuti dell’esperienza personale, le dinamiche e i fenomeni interpersonali, intersoggettivi e trans-personali che vi si intrecciano e vi si dipanano (Profita, Ruvolo, 1997), ma per renderli ostensibili e, in parte, misurabili abbiamo formulato una definizione operativa, che ci consentisse di concepirli come evidenze empiriche senza, con questo, semplificarne eccessivamente la complessità. Tale definizione costituisce un presupposto fondamentale per la costruzione del nostro metodo: I processi sono il modo in cui si evolvono, si trasformano e si susseguono le aspettative, le emozioni e i vissuti legati a ciò che accade nel gruppo e ai temi espliciti o impliciti (manifesti e sottostanti/latenti) che sono oggetto del dialogo di gruppo; aspetti costitutivi dei processi sono: le spinte motivazionali, le tensioni emotive e cognitive (intrapersonali, interpersonali e gruppali), lo sviluppo di consapevolezza e di elaborazione metacognitiva, i significati attribuiti agli eventi dell’esperienza e le loro eventuali trasformazioni, i percorsi di apprendimento realizzati. Secondo tale determinazione, dunque, i processi possono essere descritti tramite tre dimensioni che si intrecciano: gli eventi e le tematiche (o trame di significati) che emergono nel gruppo ad un livello manifesto; le emozioni e i vissuti percepiti dai singoli o dal gruppo in maniera dichiarata o immediatamente inferibile; la dimensione temporale che ne scandisce la trasformazione e il susseguirsi.

1.2. Elaborazione dello strumento di analisi dei processi Gli strumenti a cui ci siamo ispirati per la costruzione del nostro metodo sono stati il “Core Conflictual Relationship Theme” (CCRT) (Luborsky e Crits-Cristoph, 1990) e il Conflitto Focale di Gruppo (Whitaker e Liebermann, 1964). Entrambi sono strumenti di analisi del testo che si basano, però, su presupposti teorici diversi e trovano differenti ambiti di applicazione. Il primo strumento ha l’obiettivo di cogliere gli aspetti essenziali del “transfert” ovvero rendere evidente il “tema conflittuale relazionale centrale” degli individui, nel senso di conoscere il copione che ognuno utilizza, coattivamente e inconsapevolmente, nell’entrare in relazione con gli altri. Il modello relazionale nel CCRT viene esplorato, in maniera semplice ed elegante, rintracciando la frequenza con cui si presentano le tre Componenti fondamentali di un episodio relazionale: Desideri (W), Reazioni dall’altro (RO) e Risposte del sé (RS). Questo metodo appare efficace per il nostro obiettivo perché consente di rintracciare i vissuti dei partecipanti in termini di aspettative e reazioni emotive, rilevando la frequenza con cui questi vissuti si presentano e variano nel corso del tempo. Questo strumento è stato creato per essere applicato a setting psicoterapeutici individuali e i vari tentativi, trovati in letteratura, di applicarlo a setting gruppali non ci sembrano coerenti con il nostro dispositivo e con il nostro modello teorico di riferimento, poiché si limitano a sommare i modelli relazionali di ciascuno dei singoli partecipanti. Il vertice di osservazione da cui noi partiamo, invece, rivolge l’attenzione al gruppo concepito come una realtà viva e dinamica che costituisce qualcosa in più della somma dei suoi partecipanti, cosicché il gruppo non può essere inteso come un assemblaggio dei transfert individuali, ma, piuttosto, come il luogo del campo contransferale ove si incontrano e si confrontano le gruppalità interne e le interazioni tra i partecipanti. Il nostro interesse, dunque, è volto a comprendere più ampiamente la relazione tra ciascun partecipante e il gruppo nel suo insieme, ovvero i desideri e le emozioni di ciascun membro del gruppo e la percezione che ciascuno ha di ciò che accade nel gruppo e di come reagiscono gli altri. Pertanto, le Componenti del Testo che abbiamo utilizzato nel nostro metodo sono: i desideri e le reazioni dei singoli e le reazioni del gruppo, con cui abbiamo inteso indicare azioni manifeste agite da tutto il gruppo come ad esempio i silenzi (della durata di più di tre minuti), le risate o i bisbigli, oppure le sensazioni percepite ed espresse dai singoli su ciò che sta accadendo nel gruppo (es.: “siamo tutti un po’ spaventati”). Il secondo strumento a cui ci siamo ispirati è quello del Conflitto Focale di Gruppo, finalizzato a comprendere il modello conflittuale ricorrente nei gruppi terapeutici determinato dal conflitto tra un Motivo Disturbante (MD, costituito da un desiderio, un bisogno, un’intenzione) e un Motivo Reattivo (MR, costituito da una paura associata alla realizzazione del desiderio). Secondo questo modello, partendo da una prospettiva olistica bioniana, il gruppo è costantemente ed inconsapevolmente impegnato in un conflitto che genera delle tensioni e al quale tenta di trovare delle soluzioni (S) che possono essere più o meno efficaci nella misura in cui soddisfano il desiderio e riducono l’ansia legata alla paura reattiva ad esso associata. Questo strumento risulta utile in quanto consente di individuare i “conflitti focali” che si possono presentare nei processi di gruppo, ovvero, dei momenti di scontro tra desideri diversi, desideri contrapposti a paure che ne impediscono la realizzazione, e desideri e reazioni del singolo contrapposti alle reazioni che il gruppo mette in atto. Tali conflitti possono essere sciolti attraverso l’acquisizione della consapevolezza di ciò che sta accadendo o una possibile soluzione per superare l’impasse, che può essere più o meno adattiva per il gruppo, trovata o suggerita dal conduttore o dai membri stessi del gruppo.

1.3. Fasi del percorso di ricerca Il nostro percorso di ricerca avviene seguendo quattro fasi: Trascrizione della trama narrativa del gruppo Individuazione delle Unità Tematiche Siglatura delle Componenti del Testo Elaborazione dei dati

Prima fase: Trascrizione della trama narrativa Il testo analizzato è costituito dalla narrazione prodotta dai partecipanti dei gruppi che vengono registrati e trascritti fedelmente. Particolari accortezze in questa prima fase consistono nel trascrivere nel testo eventi comportamentali o paraverbali come: i silenzi della durata di almeno tre minuti, le risate, i pianti, i movimenti o gli spostamenti fisici dei membri del gruppo (agiti) o di eventuali persone estranee, le entrate e le uscite dei partecipanti al di fuori degli orari stabiliti, eventuali comunicazioni paraverbali indispensabili per la comprensione di ciò che si sta dicendo, momenti in cui si sovrappongono gli interventi dei partecipanti del gruppo. Il testo viene inserito e siglato in una tabella a due colonne: la parte sinistra è più ampia e contiene il testo, la parte destra è più stretta e accoglie la siglatura del testo.

Seconda fase: Individuazione delle unità tematiche Questa fase consiste nell’individuazione delle tematiche che il gruppo sta affrontando ad un livello manifesto. In generale, in ogni gruppo in cui il conduttore non controlla il contenuto, vari temi si intrecciano, si interrompono e vengono ripresi nel corso di una sessione in maniera molto complessa. Gli scambi non sono quasi mai duali, ma includono varie persone. Nella nostra esperienza dei gruppi di formazione esperienziale di ampio formato, le tematiche predominanti, affrontate progressivamente nella successione degli interventi dei vari membri del gruppo, riguardano ricorsivamente due macro-aree principali: i parametri del dispositivo e la consapevolezza di sé e del proprio modo di entrare in relazione agli altri. All’interno di tali macro-aree sono state rintracciate le seguenti unità tematiche: Unità tematiche Categorie riferite al dispositivo Spazio Tempo Obiettivo/aspettativa Regole (presenza, puntualità…) Strumenti (registratore) Presenza di osservatori Modalità di conduzione Istituzione (come influenza il dispositivo, come viene vissuta dai partecipanti) Il tipo di partecipanti del gruppo Categorie relative alla consapevolezza di sé e del proprio modo di entrare in relazione con gli altri Descrizione di se stessi Vissuti relativi al proprio modo di stare in relazione all’altro Riferimento a episodi fuori dal gruppo Riferimento a episodi dentro il gruppo Riferimento ad altre esperienze di formazione Eventi, agiti, assenze, silenzi che avvengono nel gruppo Tematiche eventuali La prassi relativa all’individuazione delle Unità Tematiche si svolge nel seguente modo: esaminatori indipendenti leggono il testo e rintracciano le tematiche emergenti negli interventi dei partecipanti, indicandole in rosso. L’unità tematica riportata in un intervento da un singolo partecipante viene siglata una sola volta, anche se viene verbalizzata più volte, (ad esempio, come mostrato nella tabella allegata 1, all’inizio C. dice: “… è un peccato non avere il tempo di metabolizzare tutto” e, nello stesso intervento, dice: “non c’è il tempo”; l’unità tematica “tempo” viene siglata una volta sola). Successivamente, vengono confrontate le tematiche rintracciate dagli esaminatori indipendenti per verificarne la congruenza e, infine, viene calcolata la loro frequenza, contando il numero degli interventi nei quali compare ogni unità tematica.

Terza fase: Siglatura delle Componenti del Testo Le componenti da rintracciare all’interno del testo si riferiscono, da una parte, ai singoli membri del gruppo e, dall’altra, al gruppo nella sua interezza, per comprenderne la relazione individuo/gruppo, così come viene esperita dai partecipanti. Le componenti individuate vengono sottolineate e siglate nella parte sinistra del testo e sono le seguenti: I desideri o aspettative, che abbiamo siglato con la lettera D, sono riconoscibili dai verbi che li introducono (“io voglio…”, “io desidero…”, “ho bisogno…”, “sto cercando…”, etc.), dalla esplicitazione delle paure (es. “temo di non essere accettato dagli altri”) e dalle domande (es. “da cosa deriva la mia rabbia?”). Le risposte del sé, che abbiamo siglato con RS, sono intese come stati d’animo, emozioni o atteggiamenti espressi o agiti dai singoli partecipanti (es. “mi sento a mio agio…”, “sono inibito, è come se non riuscissi più a pensare o dire niente..”, “sono molto grato agli altri…”). Le reazioni provenienti dal gruppo, indicate con RG, possono essere manifeste, come comportamenti collettivi (es. le reazioni effettive, come i silenzi, le risate o i bisbigli), oppure percepite ed espresse dai singoli attraverso verbalizzazioni su cosa accade nel gruppo (es. “il gruppo mi sembra in difficoltà”, “mi sembrano tutti molto aggressivi”). Le “soluzioni” (S) rappresentano la categoria con cui abbiamo inteso siglare le proposte, i suggerimenti, gli accordi, gli insight verbalizzati che tendono a modificare il tipo di comunicazione o il clima, oppure a sbloccare un momento di impasse del gruppo; possono provenire dai membri del gruppo o dai conduttori (es. “Possiamo parlare di ciò che succede qua?”, “Sembra che nessuno ascolti nessuno!”, “Vorrei rompere questo silenzio agghiacciante parlando di un argomento …”, “Io mi sento come la mamma del sogno che hai raccontato, vorrei aiutare le persone che non riescono a parlare”). L’individuazione di queste componenti ci consente di cogliere i desideri, le reazioni/emozioni e le soluzioni dei singoli e del gruppo che si avvicendano nel gruppo e le loro fluttuazioni nel corso di ciascuna sessione e nel corso delle varie sessioni. Seguendo l’approccio metodologico della Grounded Theory (Glaser, Strauss, 1997), per ciascuna di queste componenti sono state individuate delle categorie ricorrenti dalla trama narrativa del gruppo. Queste categorie si sono rivelate in parte assimilabili alle categorie standard individuate da Luborsky e in parte specifiche del dispositivo gruppale. Le categorie, infine, sono state organizzate in cluster di significato omologo che si ispirano ai più noti “fattori terapeutici del gruppo”, come l’alleanza di lavoro, la socializzazione e la coesione di gruppo, la consapevolezza di sé e l’insight, il sostegno e le funzioni difensive basate sull’attacco, sulla fuga, sull’elusione ecc.. 1

Quarta fase: Elaborazione dei dati Il testo ottenuto dalla trascrizione delle verbalizzazioni degli incontri di gruppo è siglato secondo i criteri precedentemente esposti. Sono prese in considerazione, come unità di analisi, le singole sessioni di lavoro. Per ogni sessione di lavoro, sono calcolate: – Le frequenze assolute delle Unità Tematiche conteggiando il numero degli interventi dei singoli partecipanti in cui compare l’Unità Tematica; – Le frequenze assolute delle categorie delle Componenti del Testo rintracciate nel corpus delle verbalizzazioni. – Le frequenze assolute dei cluster in cui sono state raggruppate le categorie relative alle Componenti del Testo. L’evoluzione del processo di gruppo è osservabile confrontando le variazioni nelle frequenze delle categorie rilevate tra una sessione e l’altra. Dal frammento esemplificativo riportato nelle Tabelle allegate 1-4, è 1 Nella tabella allegata 2 sono elencate le categorie ricorrenti rintracciate e raggruppate in cluster per ciascuna delle componenti del testo; nella tabella llegata 3 sono elencati soltanto i cluster. Naturalmente queste tabelle sono da considerare esemplificative, essendo il metodo in corso di valutazione. Una esemplificazione della siglatura relativa alle componenti del testo di un frammento è riportata nella Tabella allegata 4. derivata la seguente tabella relativa alle frequenze assolute delle Unità Tematiche rintracciate:

Unità Tematiche Frequenze assolute
Tempo 4
Obiettivo/aspettativa 2
Riferimento ad altre esperienze di formazione 3
Istituzione 1
Silenzio 1

La seguente tabella riporta, invece, le frequenze assolute delle categorie delle Componenti del Testo rintracciate nel corpus completo delle verbalizzazioni.

Componenti del testo Categorie rintracciate Frequenze assolute
Desideri (D) Avere più tempo 2
comprendere il senso dell’esperienza di gruppo 2
riflettere su se stessi 1
creare legami con gli altri 1
sapere cosa provano gli altri 1
sfruttare l’esperienza di gruppo 1
Reazioni del singolo (RS) Sono entusiasta dell’esperienza 2
sono stressata 4
sono confuso 1
sono triste 1
Reazioni dal gruppo (RG) rassegnazione 1
il gruppo è in difficoltà 1
il gruppo è legato all’esperienza precedente 1
i partecipanti del gruppo si sentono obbligati 1
Reazioni manifeste (RG) Silenzio 2
Risate 1
Soluzioni (S) Riflettere sul senso di fatica del qui e ora 1

Infine, la seguente tabella riporta le frequenze assolute dei cluster secondo i quali sono state raggruppate le categorie relative alle Componenti del Testo. Componenti del testo

Componenti del testo Cluster Frequenze assolute
Desideri (D) Alleanza di lavoro (Avere più tempo, Comprendere il senso dell’esperienza, Sfruttare l’esperienza del gruppo) 5
Consapevolezza di sé e degli altri (Riflettere su se stessi) 1
Socializzazione e appartenenza (Creare legami con gli altri, Sapere cosa provano gli altri) 2
Reazioni del singolo (RS) Emozioni positive (sono entusiasta) 1
Emozioni negative (sono stressato, sono confuso, sono triste) 6
Reazioni dal gruppo (RG) Emozioni negative (rassegnazione, il gruppo è in difficoltà) 2
Resistenza al lavoro del gruppo (si sentono obbligati; sono legati all’esperienza precedente) 2
Reazioni manifeste (Silenzio, Risate) 3
Soluzioni (S) Relative alla consapevolezza del processo del gruppo (Riflettere sul senso di fatica) 1

Analizzando un testo più ampio è necessario utilizzare le categorie che ricorrono con più frequenza e trascurare quelle meno frequenti, inoltre, risultano molto più utili le categorie rispetto ai cluster che invece, offrono informazioni troppo generiche.

2.1. Una esemplificazione empirica 2.1.1. Il gruppo e il suo contesto Il gruppo che abbiamo utilizzato per testare il nostro metodo di analisi dei processi è un gruppo mediano (circa 25 partecipanti) di formazione esperienziale rivolto a studenti universitari di psicologia che ha l’obiettivo di far sperimentare “in vivo” un dispositivo clinico di lavoro psicologico in cui è possibile individuare e sviluppare le proprie competenze di elaborazione mentale dei vissuti e delle relazioni in un contesto multipersonale, e di far acquisire una maggiore consapevolezza di sé e una più profonda visualizzazione delle proprie modalità relazionali, attraverso il confronto con gli altri e i fenomeni della risonanza e del rispecchiamento reciproco. Il modello teorico gruppoanalitico orienta il vertice di osservazione e la prassi di lavoro, la modalità di conduzione è psicodinamica non direttiva, il conduttore facilita lo scambio e la libera comunicazione, evidenzia le dinamiche in atto nel qui ed ora e sollecita l’utilizzo delle risorse di elaborazione cognitiva e simbolica dei processi gruppali e dei vissuti individuali. Il gruppo lavora in assetto circolare vis à vis per un periodo di quattro incontri a cadenza settimanale, ciascuno dei quali si è svolto in due sessioni di un’ora ora e mezza ciascuna intervallate da mezz’ora di pausa, complessivamente quindi otto sessioni. Le principali regole esplicite sono: la presenza costante, la puntualità, l’impegno alla riservatezza su quanto avviene in gruppo e la possibilità di riportare nel gruppo ciò che accade fuori, ma che riguarda il gruppo. Il contesto universitario costituisce l’istituzione entro la quale è “pensato” il dispositivo, il luogo in cui si svolge l’esperienza e lo sfondo di significazione su cui si dispiegano i processi. I conduttori hanno la consapevolezza che questa cornice istituzionale rende necessario un pensiero complesso che tenga conto delle difficoltà e potenziali contraddizioni presenti nella motivazione dei partecipanti, nel modo in cui viene percepita la figura e il ruolo dei docenti-conduttori in un ambito in cui tradizionalmente il rapporto tra “docente che insegna” e “discente che impara” è strutturato in modo unidirezionale, nella potenziale confusività e sovrapposizione tra vissuti trasferenziali e percezione dei vincoli del contesto istituzionale dell’esperienza.

2.1.2. Risultati: Unità tematiche e categorie individuate nelle Componenti del Testo Di seguito riportiamo nella Tabella 1 le Unità Tematiche emerse nel gruppo, nella tabella 2 le Componenti del Testo (Desideri, Reazioni del singolo, Reazioni dal gruppo, Reazioni manifeste e Soluzioni) più frequenti (sia “primo per frequenza”, sia “secondo per frequenza”) individuate per ognuna delle sessioni di lavoro.

Tabella 1- Unità Tematiche

I SESSIONE II SESSIONE III SESSIONE IV SESSIONE
Altre esperienze di formazione Regole Vissuti relativi al modo di stare in relazione all’altro/gruppo Regole
Obiettivo/aspettative del gruppo Istituzione universitaria e formazione Regole Modalità di conduzione
Dimensione temporale Sogni relativi al gruppo
Una partecipante esce dalla stanza

Le Unità Tematiche sopra elencate indicano i principali nodi (o temi) affrontati dal gruppo: Nella fase iniziale i partecipanti hanno confrontato l’esperienza attuale con altre esperienze formative simili, trovando un appiglio a delle situazioni già note. Temi di un certo rilievo sono stati quello degli obiettivi dell’esperienza in rapporto con le aspettative personali, quello della dimensione temporale dell’esperienza costituita da quattro giornate di lavoro, quello connesso all’uscita di una partecipante fuori dall’orario stabilito come evento di rottura della cornice di regole del dispositivo. Quest’ultimo episodio, in particolare, sembra avere avuto un’influenza rilevante sull’andamento di tutto il percorso del gruppo in cui le regole diventano una tematica rilevante. Il rapporto con l’istituzione universitaria emerge nella seconda sessione, mentre il terzo incontro sembra contraddistinto da momenti di riflessione ed elaborazione sull’esperienza relazionale gruppale e da racconti di sogni relativi al gruppo. Infine, la quarta sessione è incentrata sulla modalità di conduzione. La tabella 2, relativa alle Componenti del Testo individuate, può essere letta in orizzontale, confrontando le trasformazioni di ciascuna componente nel corso del tempo, e in verticale, cogliendo i modelli relazionali conflittuali che caratterizzano le singole sessioni di lavoro. In ciascun riquadro sono riportate le prime due componenti risultate più frequenti.

Tabella 2 – Componenti del Testo

I SESSIONE II SESSIONE III SESSIONE IV SESSIONE
Desideri . Sfruttare l’esperienza del gruppo Non essere invadenti . Sfruttare l’esperienza del gruppo Rimanere in disparte . Sfruttare l’esperienza del gruppo Creare legami con gli altri . Creare legami con gli altri . Acquisire competenze psicologiche
Reazioni del gruppo percepite dai partecipanti Sono distanti/non sono comprensivi Sono in difficoltà Sono distanti/non sono comprensivi Si sentono incompetenti/non capiscono cosa dire o fare Sono comprensivi/mi aiutano Sono distanti/non sono comprensivi Sono comprensivi/mi aiutano Sono ostili/sono aggressivi/sono arrabbiati
Reazioni del singolo Mi sento bene/sono a mio agio Sono confuso/mi sento incompetente/ sono in difficoltà Sono confuso/mi sento incompetente/ sono in difficoltà Sono timido/sono inibito Sono confuso/mi sento incompetente/ sono in difficoltà Mi sento bene/sono a mio agio Rifletto su me stesso e sul gruppo Sono triste/sono dispiaciuto/sto male
Altre reazioni manifeste Silenzio Uscita di un partecipante Silenzio Silenzio
Soluzioni Ascoltare le proprie emozioni Esprimere e condividere le proprie emozioni Riflettere sul proprio modo di reagire Riportare l’attenzione su ciò che accade nel gruppo Trovare una modalità diversa di stare in gruppo

Attraverso questa tabella è possibile rilevare che in tutti gli incontri i desideri (D) prevalenti sono relativi all’alleanza di lavoro, ovvero: sfruttare l’esperienza a disposizione, presente nelle prime tre sessioni, e acquisire competenze psicologiche, presente nell’ultima sessione. Parallelamente, nei primi due incontri, compaiono delle intenzioni che si oppongono ai desideri relativi all’alleanza di lavoro e che, secondo le tradizionali letture psicodinamiche sono interpretati come funzione difensiva rispetto al gruppo o resistenza al lavoro: vengono manifestati desideri di non invadere l’altro e rimanere in disparte, creando un’ambivalenza tra la voglia di mettersi in gioco e la paura di esporsi in maniera pericolosa rischiando di ferire l’altro o rimanere feriti dall’altro. Il terzo e il quarto incontro, al contrario, sono caratterizzati dal desiderio di creare legami con gli altri. Per quanto riguarda le reazioni del gruppo percepite dai partecipanti, nelle prime due sessioni riscontriamo principalmente reazioni negative come: gli altri sono in difficoltà, si sentono incompetenti, non capiscono cosa dire o fare; e reazioni di distacco emotivo come: sono distanti, non sono comprensivi; nella terza sessione, invece, accanto alle reazioni di distacco emotivo si contrappongono le reazioni di comprensione e aiuto da parte del gruppo e, infine, nell’ultimo incontro si crea un contrasto tra le reazioni di comprensione e aiuto e le reazioni di attacco e ostilità. Per quanto riguarda le reazioni del sé, percepite nel primo e nel terzo incontro, sembrano essere compresenti le emozioni positive (mi sento bene, sono a mio agio ecc.) e le emozioni negative (confusione, incompetenza, difficoltà ecc.). Il secondo incontro è caratterizzato da confusione e incompetenza, ma anche da timidezza e inibizione nei confronti degli altri, mentre nell’ultima sessione emergono la riflessione su se stessi e sul gruppo e la sensazione di tristezza e dispiacere attribuibile alla conclusione dell’esperienza. Le reazioni manifeste, durante la prima sessione, sono costituite da agiti come i silenzi, le risate e un partecipante che esce dall’aula fuori dall’orario stabilito, successivamente, si rileva il silenzio come evento significativo e, infine, nell’ultimo incontro, non compaiono agiti rilevanti. Le soluzioni riguardano, inizialmente, la consapevolezza di sé e, in particolare, nel primo incontro risultano determinanti i momenti di ascolto e condivisione delle proprie emozioni, nel secondo, la riflessione sul proprio modo di reagire e la consapevolezza di ciò che accade nel gruppo; nel terzo incontro la principale soluzione ai momenti di impasse consiste nel trovare una diversa modalità di stare in gruppo, mentre nella quarta sessione non si evincono soluzioni di rilievo.

2.1.3. Commenti conclusivi Attraverso i risultati ottenuti in questi gruppi mediani esperenziali è possibile ipotizzare alcune inferenze, di ordine più generale, riguardo ai processi che solitamente emergono e si evolvono nei gruppi di apprendimento. Come abbiamo potuto constatare, durante le fasi iniziali, le Unità Tematiche sembrano riguardare i parametri del dispositivo (l’obiettivo, i tempi, gli spazi ecc.), solitamente in questi momenti i membri dei gruppi si occupano di cosa si prova a stare dentro questo specifico dispositivo con i suoi parametri e le sue caratteristiche, si interrogano sul senso dell’obiettivo e delle regole proposte, al fine di comprenderle e, soprattutto, di risoggettivarle confrontandole con le proprie aspettative personali. In modo particolare, nel gruppo precedentemente descritto, avviene un evento specifico, quale l’uscita di una partecipante, che rappresenta una rottura delle regole del dispositivo, e che diventa l’evento critico attraverso il quale i partecipanti esprimono le proprie risonanze sul proprio rapporto con le regole dentro e fuori dal gruppo, assumendo un’importanza rilevante in tutto il percorso. A queste fasi, spesso si intrecciano dei momenti in cui sembra necessario recuperare vissuti sperimentati in altre esperienze formative simili, già vissute e assunte come ancore di riferimento; si tratta di esperienze vissute che riaffiorano nel percorso di ricerca di senso da attribuire al nuovo contesto di gruppo “qui ed ora”, che si presenta come uno spazio non noto e aperto all’imprevedibile. Soltanto dopo aver superato questo spiazzamento iniziale, diviene possibile cominciare a riflettere sul proprio modo di essere in relazione agli altri, attraverso il continuo confronto con le modalità relazionali consuete, sperimentate con i propri gruppi di appartenenza abituali quali familiari, coetanei, colleghi etc. che inevitabilmente, in un luogo di sperimentazione di sé del tutto diverso, divengono oggetto di attenzione e riflessione. Un’altra tematica, presente nell’esperienza esposta e che riscontriamo solitamente nei gruppi esperienziali di ampio formato (Cfr Profita, Ruvolo, Lo Mauro, 2007), è quella relativa all’influenza determinata dall’istituzione che fa da sfondo e che costituisce il contesto attraverso cui dare senso alle dinamiche che vi si dipanano; in questa situazione la cornice è quella dell’istituzione universitaria, spazio culturale e organizzativo pregno di codici valoriali e relazionali, quotidianamente abitato dai partecipanti; ciò implica l’inevitabile riproposizione di dinamiche relazionali istituzionali che attraversano inconsapevolmente il gruppo e la potenziale lettura e pensabilità dei relativi vissuti. Riguardo a questa tematica è necessario tenere in considerazione il paradosso determinato dal contrasto tra il mandato tradizionalmente detenuto dell’organizzazione accademica finalizzato alla formazione eminentemente cognitiva, e il mandato proprio del dispositivo clinico teso a sviluppare la formazione di competenze basate sull’elaborazione dell’esperienza personale, relazionale ed emotiva. Il terzo incontro rappresenta un momento di svolta nel ciclo di vita dei gruppi analizzati; infatti, dopo una prima condivisione su un piano cognitivo, sembra crearsi il terreno fertile per l’emergere di vissuti più soggettivi. Nel gruppo esemplificato, tale svolta è mediata dal racconto e l’elaborazione di sogni relativi al gruppo. Soltanto nella fase conclusiva di questo gruppo è possibile affrontare un’altra tematica molto significativa e ricorrente, ovvero, il tipo di conduzione sperimentato in questo setting: La conduzione non direttiva ha la funzione di facilitare l’emergere dei bisogni e delle dinamiche del gruppo e il conduttore si trova nella posizione di fungere da garante del setting ed all’esperienza e non fonte della conoscenza, né guida pedagogico-direttiva. Questa condizione viene avvertita dai partecipanti, nei momenti iniziali, come spiazzante e ansiogena, in quanto ribalta il ruolo formale del docente/insegnante, contrastando con le aspettative precostituite e lasciando il gruppo nella condizione frustrante di non avere alcuna indicazione e sentirsi incapace di comprendere cosa è possibile dire o fare. Soltanto successivamente, questa modalità viene percepita come la possibilità di essere tutti protagonisti allo stesso modo soggetti e oggetti di ciò che via via si anima e prende forma. Per quanto riguarda l’andamento delle componenti del testo, ovvero desideri, emozioni/reazioni e soluzioni riscontrati nel gruppo, abbiamo potuto individuare alcuni passaggi fondamentali, spesso riscontrabili in situazioni di analoghi gruppi di apprendimento. Le aspettative prevalenti riguardano la possibilità di vivere un’esperienza significativa, principalmente sul piano strettamente personale mettendosi in gioco o scoprendo nuove parti di sé; ma trattandosi di studenti di psicologia, tali attese riguardano anche il piano delle competenze professionali. Inoltre, proseguendo l’analisi dei desideri di questo gruppo, è possibile riscontrare una differenza evidente tra la prima e la seconda metà del percorso riguardo al modo in cui viene vissuto il rapporto con gli altri: nei primi due incontri gli altri sono percepiti come distanti e pericolosi e, dunque, si susseguono la paura di ferire qualcuno con la propria invadenza e il timore, opposto, di essere feriti dagli altri, da cui emerge la necessità di tenersi in disparte; negli ultimi due incontri, al contrario, compare il desiderio di creare legami con gli altri. Questo dato sembra indicare un passaggio dalle prime fasi di timore e diffidenza verso l’altro, sconosciuto e giudicante, all’apertura e alla possibilità di accogliere l’altro come risorsa. De Marè (1991), descrive questo percorso del gruppo come il passaggio dall’“odio” all’“amicalità” attraverso il dialogo. Egli si riferisce ad un percorso di sviluppo del gruppo: Inizialmente, la prima fase delle esperienze è contraddistinta da una condizione di caos e di insensatezza che fa sperimentare ai partecipanti una difficoltà di esprimersi fortemente frustrante ed inibente, inoltre, la paura della perdita dell’identità conduce ad un isolamento narcisistico e al contempo, questo stato di ansia genera aggressività, violenza e odio. Man mano che il dialogo diventa sempre più stabile si attua una significativa trasformazione, cadono le difese individuali e si superano gradualmente le barriere narcisistiche nei confronti del mondo esterno, diventa possibile lo scambio di comunicazioni e si costituisce quel potente legame basato sulla condivisione, sulla comunione e sull’accoglimento che De Marè chiama “koinonia”, il gruppo sviluppa una sua cultura che rappresenta la sua “mente”. Nei nostri gruppi, il momento di inibizione e blocco iniziale viene frequentemente superato attraverso la messa in comune del disagio di tutto il gruppo, in questo modo la propria sofferenza diventa sopportabile e viene rielaborata attraverso il confronto di diversi punti di vista; inoltre, l’espressione dei propri stati d’animo consente il passaggio verso uno sguardo su di sé, sul proprio modo di entrare in relazione all’altro e la possibilità di conoscenza dell’altro e del gruppo nel suo insieme. I dati della nostra indagine empirica indicano diversi passaggi emotivi che si evolvono nel corso delle otto sessioni: le sensazioni di incompetenza, confusione, spiazzamento determinate dal setting destrutturato, vengono percepite inizialmente come reazioni personali e solo successivamente come reazioni condivise anche dagli altri membri del gruppo a uno stesso contesto. Inoltre, vissuti positivi del sé come benessere, agio ed entusiasmo, che caratterizzano le sessioni del primo incontro, vengono sostituiti da timidezza e inibizione nel secondo incontro, ritornano nel terzo e, infine, lasciano il posto a stati d’animo negativi come tristezza e dispiacere nella conclusione dell’esperienza, in un movimento di continua oscillazione di stati d’animo differenti. Alcune contraddizioni sembra rimangano irrisolte fino alla fine dell’esperienza, nel corso della quale le reazioni provenienti dal gruppo vengono percepite in maniera contrastante, in quanto gli altri sono percepiti come comprensivi, ma anche distanti ed ostili. Come abbiamo visto, la caratteristica precipua della griglia che abbiamo descritto è proprio quella di descrivere i principali temi e vissuti emergenti nel gruppo e la loro evoluzione, rilevando i desideri prevalenti, le reazioni emotive avvertite come significative, da se stessi e dal gruppo nel suo insieme. Analizzare le diverse sessioni del gruppo ci consente di rilevare i cambiamenti e le evoluzioni di tali vissuti nel corso del tempo, permettendo una lettura sequenziale di tali movimenti, riconducendoli alle tematiche pregnanti affrontate dal gruppo e ponendo in rilievo tensioni ed evoluzione dei percorsi di apprendimento. Riassumendo, è possibile rilevare diversi elementi: il modo in cui si trasformano e si avvicendano le tematiche affrontate dai gruppi nel corso del tempo, i vissuti emotivi associati alle tematiche affrontate, l’armonia o il contrasto tra i desideri e le reazioni vissute dai singoli partecipanti e dal gruppo nel suo insieme e, infine, le soluzioni e i momenti di snodo che contraddistinguono il superamento dei momenti di impasse. Inoltre, rispetto ad altri strumenti di analisi dei processi dei gruppi che si basano su questionari somministrati alla conclusione dell’esperienza o su griglie osservative compilate da chi osserva e conduce il gruppo, il metodo da noi proposto consente di raccogliere dati, direttamente da quanto verbalizzano i partecipanti, cogliendo la loro immediata percezione di stati d’animo personali o delle dinamiche del gruppo, nel momento in cui viene espressa. L’analisi del testo è certamente una metodologia complessa che richiede molto tempo e un confronto continuo tra diversi esaminatori che esaminino le trascrizioni al fine di individuare delle categorie condivisibili. Si tratta di un lavoro che richiede una revisione ricorrente, un’attenzione particolare sulle divergenze e, di conseguenza, riletture e risiglature continue fino a raggiungere un buon grado di consenso. Il metodo proposto non ambisce a una obiettività assoluta, che riteniamo contrasti con la comprensione psicodinamica (contestuale e relazionale) dei fenomeni analizzati, né a procedimenti di validazione di tipo statistico/probabilistico. Esso rientra tra i modelli di ricerca qualitativa consensuale, fino ad oggi gli unici che riteniamo isomorfi alla esplorazione e interpretazione dei fenomeni psicodinamici. Certamente i software oggi utilizzati per l’analisi del testo forniscono una lettura molto più rapida e codificata delle strutture narrative, che, a nostro giudizio, rimane a un livello di astrazione troppo elevata dal contesto di esperienza ed, inoltre, necessita comunque di ulteriore atto di interpretazione. Di contro, la griglia da noi costruita richiede che il ricercatore abbia una base di competenza delle categorie di analisi psicologico-clinica. Il lavoro, infatti, si fonda sulla costruzione di categorie “su misura” in grado di descrivere e comprendere le esperienze di individui e gruppi che costruiscono il senso della loro esperienza in uno specifico contesto istituzionale, sociale, culturale e storico. Non escludiamo che in futuro si possa pervenire alla definizione di categorie più standardizzate che, tuttavia, difficilmente possono essere costruite senza una base teorica di riferimento.

Allegato Tabella 1

Tempo (1) Tempo (2) Obiettivo/aspettativa (1) Riferimento ad altre esperienze di formazione (1) Riferimento ad altre esperienze di formazione (2) Obiettivo/aspettativa (2) Istituzione (1) Tempo (3) Silenzio (1) Riferimento ad altre esperienze di formazione (3) Tempo (4) C.: A me questo laboratorio piace molto, è molto formativo, ma per quanto mi riguarda il livello di stress accumulato è davvero tanto. Siamo impegnati in una serie di attività: lezioni, frequenza, studio..;  tutto questo è troppo stressante ed è un peccato non avere il tempo di metabolizzare tutto. È molto interessante poter leggere i libri che lei (Conduttore) ci ha consigliato, ma non c’è il tempo, mi piacerebbe poterlo fare ma non c’è il tempo. A.: A me sarebbe piaciuto che gli incontri fossero stati  più di quattro,  perché considero questo spazio che ci viene offerto, molto utile, soprattutto perché vorrei capire il senso di quello che stiamo facendo. Forse questa è un’aspettativa che io probabilmente mi porto dalle precedenti esperienze di gruppo, ma questo è uno spazio che io ho concepito altre volte come mio. Questo mi serve, forse, per capire l’obiettivo di quello che stiamo facendo, perché ho diversi dubbi. Forse quest’esperienza aprirà altri interrogativi, chi lo sa. V.: Anch’io ho fatto un’esperienza di gruppo durante un periodo di stress come questo, in cui ho fatto tutto di corsa, ed io ho usato quello spazio precedentemente offertomi, per riappropriarmi di quello che stavo vivendo e per pensare a come sono io. Infatti, la mia aspettativa è di poter utilizzare questo spazio come momento di riflessione. Spero di riuscire a “sperimentare” qui quello che sto studiando sui libri. Io arrivo in questo nuovo gruppo carica ed entusiasta di un pensiero sulle cose che sono già nate in me dall’esperienza precedente di gruppo. Prima di arrivare oggi in questo nuovo gruppo ho cominciato a fantasticare su come sarebbe stato il primo incontro, cosa che precedentemente non mi era successa, nella mia prima esperienza di gruppo. Oggi qui ci sto mettendo tanti pensieri, aspettative. Per me questo momento è pieno di cose. Spero che tra di noi si possano creare dei legami, consapevole che siamo colleghi. Mi piacerebbe creare un “gruppo”, che possa fare qualcosa di importante per la nostra formazione. F.: io ho 34 anni e lavoro. Ho deciso di concedermi l’università come uno spazio assolutamente mio. Adesso invece è come se non riuscissi a vivermi lo stesso spazio allo stesso modo (indica C.); infatti adesso vivo la mia formazione in modo “schiacciante” e non so perché. Forse a causa di questo primo anno che è stato veramente un concentrato di tante cose in poco tempo, sopratutto sulla riflessione e sulla meta-riflessione, un “succo” ristretto di tante cose sia a livello emotivo che relazionale. Quindi mi sento un po’ affannata, soprattutto sento la stanchezza. Silenzio (10 minuti) A.: Questo silenzio mi mette tristezza. Sento un silenzio di “rassegnazione”. Pensavo alle persone (riferendosi agli altri partecipanti del gruppo) che non hanno mai fatto questa esperienza, cosa provano? Perché magari pensano: “che noia!”. A me da tristezza perché so cosa potrebbe dare un gruppo di questo tipo, visto che l’ho già fatto e mi ha dato tanto. Siamo qui oggi e ci si offre uno spazio che è pensato per noi, sfruttiamolo, abbiamo poco tempo. Il gruppo ride Conduttore: partendo da quello che dice A., sembra che si faccia fatica a stare qui. Forse perché siamo a giugno. Pensavo ai giocatori di calcio alla fine di un campionato, una metafora, per certi versi poco femminile, ma al di là delle fatiche oggettive, mi sembra che si stiano giocando altre fatiche: fatica di staccarsi dagli altri gruppi, fatica di strare qui fino alle 13.30. forse è la fatica del perché dobbiamo starci, forse c’è una lettura di altro che ci propinano, non come opportunità. Questa esperienza è una cosa che va fatta. Fatica senza riuscire pensare cosa ci possiamofarequi. Oppure la fatica di trovare il nostro modo di essere qui, in questo gruppo. Come se queste fatiche sembra che ci mettano in difficoltà nel pensare; dall’altro queste fatiche e ciò che sta accadendo adesso nel gruppo. Silenzio (7 minuti)

Allegato Tabella 2

Componente del testo: Desideri (D)
Desideri relativi all’alleanza di lavoro
1. Acquisire competenze formative/comprendere il senso dell’esperienza di gruppo
2. Sfruttare l’esperienza del gruppo/vivere un’esperienza pratica e significativa
3. Sfruttare il tempo a disposizione/avere più tempo
4. Riflettere su ciò che sta accadendo nel gruppo
5. Trovare un obiettivo comune/trovare un modo per lavorare insieme
6. Ascoltare il silenzio/riflettere sul silenzio
Desideri relativi alla resistenza al lavoro
7. Essere ancora nell’altro gruppo/non voler essere nel nuovo gruppo
8. Rimanere in disparte: non esporsi/non mettersi in gioco/non essere qui
9. Controllare le emozioni: non piangere/non commuoversi/non rattristarsi
10. Manipolare e controllare il gruppo
Desideri relativi alla consapevolezza di sé e all’inshigt
11. Mettersi in gioco/aprirsi/essere autentico/non sentirsi bloccato e inibito/comunicare liberamente
12. Riflettere su se stessi/comprendere il senso di ciò che mi accade
13. Sentirsi più sicuro/diventare più forte/trarre energie positive/sentirsi realizzato/cambiare
Desideri relativi alla socializzazione e appartenenza
14. Creare legami con gli altri/conoscere gli altri/formare un gruppo/sentire la vicinanza degli altri
15. Conoscere lo stato d’animo e/o i pensieri degli altri/comprendere meglio gli altri
Desideri relativi ad aiutare gli altri
16. Rassicurare gli altri/incoraggiare gli altri/aiutare gli altri/essere vicino agli altri
17. Mantenere la riservatezza degli altri/non essere invadenti/non creare imbarazzo
/rispettare lo stato d’animo degli altri
Desideri relativi a ricevere aiuto dagli altri
18. Ricevere aiuto dai conduttori
19. Avere un punto di riferimento/ricevere sostegno
20. Essere ascoltato e visto dagli altri
21. Sentirsi compreso e accolto dagli altri
22. Essere accettato/non essere giudicato dagli altri/non essere frainteso
Componente del testo: Reazioni del singolo individuo (RS)
Emozioni positive
1. Sono contento/mi sento bene/sono a mio agio/sono tranquillo
2. Sono curioso/sono interessato/sono entusiasta
3. Sono emozionato/sono commosso
Alleanza di lavoro
4. Rifletto, comprendo ciò che accade nel gruppo
5. Acquisisco competenze formative
6. Sono coinvolto/sono partecipe/sfrutto l’esperienza
7. Rispondo allo stimolo del gruppo/accolgo la proposta dell’altro
Emozioni negative
8. Sono stressato/sono stanco/mi sento debole/mi sento schiacciato/mi sento affannato
9. Sono confuso/non capisco/non so cosa dire o fare/mi sento impotente/sono frustrato
/mi sento incompetente/sono in difficoltà
10. Sono ansioso/ho paura/sono agitato
11. Sono triste /sono dispiaciuto/sto male/mi sento a disagio/mi sento in colpa
Resistenza al lavoro
12. Sono distante/non sono coinvolto/mi sento estraneo/mi annoio/non ho nessuna aspettativa
/sono diffidente/sono deluso
13. Sono legato al vecchio gruppo
14. Mi sento obbligato/mi sento costretto a fare quest’esperienza
15. Manipolo e controllo il gruppo
Emozioni e reazioni relative alla consapevolezza di sé e all’insight
16. Mi apro/mi metto in gioco/riesco a parlare
17. Rifletto su me stesso/mi identifico
18. Mi sento più sicuro/sono cambiato rispetto alla consapevolezza di me stesso
Emozioni di socializzazione e appartenenza al gruppo
19. Sono legato agli altri/mi sento vicino agli altri/sento l’appartenenza al gruppo
20. Sono grato agli altri/sono riconoscente/ammiro gli altri
21. Mi sento in accordo/capisco/comprendo/favorisco la circolarità nella comunicazione
Reazioni di aiuto verso gli altri
22. Sono preoccupato per l’altro/sono interessato/aiuto/sono accogliente/sono comprensivo
23. Rispetto l’altro/sono discreto/non sono invadente/proteggo l’altro/difendo l’altro
Reazioni di attacco verso gli altri
24. Sono invadente/ferisco gli altri
25. Sono arrabbiato/sono infastidito/sono in disaccordo
Reazioni di protezione dagli altri
26. Ho paura di espormi/ho paura del giudizio degli altri/ho paura di essere frainteso
/temo che gli altri parlino di me fuori di qui/mi giustifico
27. Sono timido/sono inibito/sono bloccato/mi sento in imbarazzo/controllo le mie emozioni:
ho paura di mettermi a piangere/ho paura di rattristarmi/ho paura di vivere un’esperienza nuova
/mi vergogno
Componente del testo: Reazioni dal gruppo (RG)
Emozioni positive
1. Sono contenti/stanno bene/sono a loro agio/sono tranquilli
2. Sono curiosi/sono interessati/sono entusiasti
3. Sono emozionati/sono commossi
Reazioni di apertura e alleanza al lavoro del gruppo
4. Si espongono/danno molto/danno spiegazioni
5. Sono coinvolgenti/mi fanno riflettere/accolgono le tematiche
6.Cercano un modo per vivere l’esperienza/sono partecipi/riflettono/
comprendono il senso dell’esperienza
Emozioni negative
7. Si sentono deboli/sono stanchi/soli
8. Si sentono incompetenti/si sentono impotenti/non capiscono cosa dire o fare/sono in difficoltà/
sono confusi
9. Sono ansiosi/hanno paura/sono agitati
Reazioni di resistenza al lavoro del gruppo
10. Idealizzano la precedente esperienza di gruppo
11. Si annoiano/non riescono a viversi l’esperienza nel qui e ora/non sono coinvolti
12. Si sentono obbligati/si sentono costretti a vivere l’esperienza
13. Sono falsi/non sono autentici/manipolano
Emozioni di appartenenza al gruppo
14. Si sentono vicini/Si sente l’appartenenza al gruppo
15. Sono grati/sono riconoscenti/Ammirano
16. Sono d’accordo/capiscono/favoriscono la circolarità nella comunicazione
Reazioni di aiuto e di accoglimento incondizionato
17. Sono comprensivi/sono empatici/sono interessati all’altro/mi aiutano/sono accoglienti
/mi proteggono
18. Sono riservati/non sono invadenti
Reazioni di attacco
19. Sono ostili/sono aggressivi/sono arrabbiati/sono infastiditi
20. Sono giudicanti/sono offensivi/mi condizionano
21. Sono angoscianti
Reazioni di protezione
22. Sono inibiti/sono bloccati/non riescono a pensare/non riescono a comunicare/sono rassegnati
/si sentono in imbarazzo
23. Sono distanti/non sono comprensivi/non sono empatici/non sono interessati a nessuno
24. Rimangono in silenzio/non danno spiegazioni
25. Si offendono
Reazioni manifeste
26. Silenzio
27. Risata
28. Pianto
29. Si Scambiano gli sguardi/Sussurrano a bassa voce
  1. Agiti relativi alla rottura delle regole del setting: entrare o uscire fuori orario,

sedersi per terra, cambiare posto, prendere appunti ecc.

Componente del testo: Soluzioni (S)
Relative alla consapevolezza di sé
1. Ascoltare le proprie emozioni
2. Esprimere e condividere le proprie emozioni
3. Riflettere sul proprio modo di reagire
4. Parlare di sé/presentarsi al gruppo/mettersi in gioco
Relative alla consapevolezza del processo del gruppo
5. Riportare l’attenzione su ciò che accade nel gruppo
6. Scoprire la novità dell’esperienza
7. Descrivere ciò che sta accadendo o di cui si sta parlando
Relative ai contenuti del gruppo
8. Problematizzare le questioni proposte
9. Trovare un argomento coinvolgente

Allegato Tabella 3

Componente del testo: Desideri (D)
Desideri relativi all’alleanza di lavoro
Desideri relativi alla resistenza al lavoro
Desideri relativi alla consapevolezza di sé e all’inshigt
Desideri relativi alla socializzazione e appartenenza
Desideri relativi ad aiutare gli altri
Desideri relativi a ricevere aiuto dagli altri
Componente del testo: Reazioni del singolo individuo (RS)
Emozioni positive
Alleanza di lavoro
Emozioni negative
Resistenza al lavoro
Emozioni e reazioni relative alla consapevolezza di sé e all’insight
Emozioni di socializzazione e appartenenza al gruppo
Reazioni di aiuto verso gli altri
Reazioni di attacco verso gli altri
Reazioni di protezione dagli altri
Componente del testo: Reazioni dal gruppo (RG)
Emozioni positive
Reazioni di apertura e alleanza al lavoro del gruppo
Emozioni negative
Reazioni di resistenza al lavoro del gruppo
Emozioni di appartenenza al gruppo
Reazioni di aiuto e di accoglimento incondizionato
Reazioni di attacco
Reazioni di protezione
Reazioni manifeste
Componente del testo: Soluzioni (S)
Relative alla consapevolezza di sé
Relative alla consapevolezza del processo del gruppo
Relative ai contenuti del gruppo

Allegato Tabella 4

RS: sono entusiasta dell’esperienza (1)
RS: sono stressata (1)

D: avere più tempo (1)

D: avere più tempo (2)

D: comprendere il senso dell’esperienza di gruppo (1)

RS: sono confuso (1)

RS: sono stressato (2)

D: riflettere su se stessi (1)
D: comprendere il senso dell’esperienza di gruppo (2)
RS: sono entusiasta (2)

D: creare legami con gli altri (1)

RS: mi sento schiacciata dai ritmi universitari (sono stressata) (3)

RS: sono stressata (4)

RG: silenzio (1)

RS: sono triste (1)
RG: Rassegnazione (1)

D: Sapere cosa provano gli altri (1)

D: sfruttare l’esperienza del gruppo (1)

RG: ridono (1)

RG: è in difficoltà (1)

RG: il gruppo è legato all’esperienza precedente (1)

RG: si sentono obbligati (1)

S: Riflettere sul senso di fatica nel qui e ora (1)

RG: silenzio (2)

C.: A me questo laboratorio piace molto, è molto formativo, ma per quanto mi riguarda il livello di stress accumulato è davvero tanto. Siamo impegnati in una serie di attività: lezioni, frequenza, studio..;  tutto questo è troppo stressante ed è un peccato non avere il tempo di metabolizzare tutto. È molto interessante poter leggere i libri che lei (Conduttore) ci ha consigliato, ma non c’è il tempo, mi piacerebbe poterlo fare ma non c’è il tempo.
A.: A me sarebbe piaciuto che gli incontri fossero stati  più di quattro,  perché considero questo spazio che ci viene offerto, molto utile, soprattutto perché vorrei capire il senso di quello che stiamo facendo. Forse questa è un’aspettativa che io probabilmente mi porto dalle precedenti esperienze di gruppo, ma questo è uno spazio che io ho concepito altre volte come mio. Questo mi serve, forse, per capire l’obiettivo di quello che stiamo facendo, perché ho diversi dubbi. Forse quest’esperienza aprirà altri interrogativi, chi lo sa.
V.: Anch’io ho fatto un’esperienza di gruppo durante un periodo di stress come questo, in cui ho fatto tutto di corsa, ed io ho usato quello spazio precedentemente offertomi, per riappropriarmi di quello che stavo vivendo e per pensare a come sono io. Infatti, la mia aspettativa è di poter utilizzare questo spazio come momento di riflessione. Spero di riuscire a “sperimentare” qui quello che sto studiando sui libri. Io arrivo in questo nuovo gruppo carica ed entusiasta di un pensiero sulle cose che sono già nate in me dall’esperienza precedente di gruppo. Prima di arrivare oggi in questo nuovo gruppo ho cominciato a fantasticare su come sarebbe stato il primo incontro, cosa che precedentemente non mi era successa, nella mia prima esperienza di gruppo. Oggi qui ci sto mettendo tanti pensieri, aspettative. Per me questo momento è pieno di cose. Spero che tra di noi si possano creare dei legami, consapevole che siamo colleghi. Mi piacerebbe creare un “gruppo”, che possa fare qualcosa di importante per la nostra formazione.
F.: io ho 34aa e lavoro. Ho deciso di concedermi l’università come uno spazio assolutamente mio. Adesso invece è come se non riuscissi a vivermi lo stesso spazio allo stesso modo (indica C.); infatti adesso vivo la mia formazione in modo “schiacciante” e non so perché. Forse a causa di questo primo anno che è stato veramente un concentrato di tante cose in poco tempo, sopratutto sulla riflessione e sulla meta-riflessione, un “succo” ristretto di tante cose sia a livello emotivo che relazionale. Quindi mi sento un po’ affannata, soprattutto sento la stanchezza.
Segue una  pausa di silenzio (10 minuti)
A.: Questo silenzio mi mette tristezza. Sento un silenzio di “rassegnazione”. Pensavo alle persone (riferendosi agli altri partecipanti del gruppo) che non hanno mai fatto questa esperienza, cosa provano? Perché magari pensano: “che noia!”. A me da tristezza perché so cosa potrebbe dare un gruppo di questo tipo, visto che l’ho già fatto e mi ha dato tanto. Siamo qui oggi e ci si offre uno spazio che è pensato per noi, sfruttiamolo, abbiamo poco tempo.
Il gruppo ride).
Conduttore: partendo da quello che dice A., sembra che si faccia fatica a stare qui. Forse perché siamo a giugno. Pensavo ai giocatori di calcio alla fine di un campionato, una metafora, per certi versi poco femminile, ma al di là delle fatiche oggettive, mi sembra che si stiano giocando altre fatiche: fatica di staccarsi dagli altri gruppi, fatica di strare qui fino alle 13.30. forse è la fatica del perché dobbiamo starci, forse c’è una lettura di altro che ci propinano, non come opportunità. Questa esperienza è una cosa che va fatta. Fatica senza riuscire pensare cosa ci possiamofarequi. Oppure la fatica di trovare il nostro modo di essere qui, in questo gruppo. Come se queste fatiche sembra che ci mettano in difficoltà nel pensare; dall’altro queste fatiche e ciò che sta accadendo adesso nel gruppo.
Silenzio

Riferimenti bibliografici

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