Raffaele Barone, Simone Bruschetta, Sheila Scerba
1.Premessa “la Fondazione Microcredito e Sviluppo”
Il 19 dicembre 2007 è stata costituita a Caltagirone la Fondazione “Microcredito e Sviluppo”, su iniziativa dell’Agenzia di Sviluppo Integrato S.p.A., ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia.
La Presidenza della Regione Siciliana in data 15 ottobre 2008 ha proceduto all’iscrizione della Fondazione nel Registro delle persone giuridiche private, ai sensi del DPR n. 361/2000,
Essa ha lo scopo di favorire la valorizzazione, promozione, sviluppo e gestione del dispositivo del microcredito quale strumento di coesione ed inclusione sociale contribuendo, di fatto, alla rimozione degli ostacoli di ordine socio-economici che limitano la partecipazione degli individui alla vita della comunità civile. A tal fine la Fondazione progetta interventi relativi allo Sviluppo Locale, Sviluppo Sostenibile, Microfinanza ed Economia Sociale.
2.Lo sviluppo locale
Non esiste sviluppo locale senza attente politiche di coesione ed inclusione sociale; infatti, la crescita di un territorio si misura anche dalla capacità di coinvolgere nei processi di sviluppo chi, per motivi economici e sociali, rischia di restare indietro.
Per tale ragione, sin dalla sua costituzione, l’Agenzia di Sviluppo Integrato s.p.a.[1], soggetto fondatore della Fondazione Microcredito e Sviluppo, è stata impegnata in azioni volte a ridurre i divari tra aree territoriali ed a garantire uguali opportunità alle persone, contribuendo al miglioramento del livello di tutela in materia di sicurezza sociale e dei gruppi sociali più vulnerabili.
L’impegno nelle politiche di coesione ed inclusione sociale ha trovato una forte espressione nel Programma Nuovo del Patto Territoriale per l’Occupazione con due importanti interventi: la sperimentazione dell’Assegno Servizi e la costituzione dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro.
La costituzione dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro, realizzata a seguito di un Protocollo di Intesa siglato con l’Ufficio Provinciale del Lavoro e le Organizzazione Sindacali e con la collaborazione della Università di Catania, ha permesso la mappatura del mercato del lavoro nel comprensorio del Calatino Sud Simeto.
Con l’Assegno Servizi, invece, si è agito contemporaneamente per potenziare i servizi domiciliari a favore di anziani, bambini e famiglie e ridurre, anche attraverso l’emersione, l’enorme mole di lavoro irregolare presente in tale settore.
Attraverso l’Assegno Servizi[2] è stato possibile coinvolgere circa 2000 persone, quasi tutte donne, residenti nel territorio del Calatino sud Simeto, in un percorso formativo-motivazionale articolato in gruppi di orientamento al lavoro a conduzione psicodinamica e di tipo esperienziale, progettati su richiesta dal Laboratorio di Gruppoanalisi[3].
Durante il percorso, sono stati valutati titoli e motivazioni, sono state realizzate interviste mirate e si è cercato di favorire la diffusione della cultura imprenditoriale con l’obiettivo di promuovere l’auto impiego.
L’intervento proposto ha avuto, quindi, il molteplice obiettivo di stimolare la riflessione delle persone coinvolte sulle proprie esperienze, potenzialità e risorse professionali, sulla possibilità di trasformarle in un progetto di impiego o auto-impiego concreto.
Da tutte queste esperienze è emersa la necessità di individuare un nuovo strumento che possa consentire, alle fasce più deboli, di superare la condizione di isolamento e quindi di contribuire attivamente allo sviluppo socio-economico della comunità, attivando un processo di sviluppo locale.
2.1 Il Microcredito come politica integrativa di welfare
Lo strumento di intervento che meglio risponde alle finalità summenzionate è quello del Microcredito, così come definito nell’esperienza già sperimentata ed implementata in molti contesti dislocati in diverse parti del mondo su iniziativa di Muhammad Yunus, inventore del microcredito e della Grameen Bank e Premio Nobel per la pace del 2006.
Il microcredito, nato in Bangladesh negli anni 70 da Muhammad Yunus (1997), rappresenta l’asse portante di quel sistema di scambio di servizi economici, meglio conosciuto come micro-finanza (Bruni, Zamagni, 2004), che ormai da alcuni anni temperano il mercato dei prodotti finanziari (credito, risparmio, assicurazioni ed investimenti) nelle economie cosiddette sviluppate ed occidentalizzate, permettendo la partecipazione alla vita economica anche alle fasce sociali più povere e disagiate. In particolare questo dispositivo di intervento economico rappresenta anche un dispositivo di sostegno psico-sociale in grado di facilitare l’accesso al credito alle persone che le istituzioni bancarie capitalistiche definiscono “non bancabili”, in quanto non in possesso di beni materiali o posizionali che possano costituire una garanzia al prestito richiesto.
Il dispositivo del microcredito ci ha permesso invece di riscoprire il senso originario del termine credito, derivato dall’etimo latino creditum, che letteralmente significa “ciò che è affidato”, e contenente quindi intrinsecamente nel suo significato un atto di fiducia. Ci è stato così possibile riconoscere la fiducia come un bene intangibile e relazionale in grado di sostenere non solo economicamente ma anche psicologicamente e socialmente gli individui in condizioni di disagio e di povertà, riconoscendo loro il diritto al credito, non per le “cose” da loro possedute, ma per le “relazioni” da loro costruite all’interno del dispositivo di intervento.
Attraverso piccoli crediti sulla fiducia è possibile dare la possibilità alle persone di recuperare la capacità di provvedere a sé sia economicamente che dal punto di vista sociale.
Il microcredito si configura, quindi, come strumento elettivo di sviluppo culturale e di recupero sociale delle fasce deboli della popolazione e di lotta all’esclusione finanziaria. Quest’ultima intesa, seguendo l’ultima definizione della Commissione Europea (COM. EUR, 2008) come quel “processo per cui le persone incontrano difficoltà nell’accesso o nell’uso dei servizi e dei prodotti più diffusi sul mercato che sono approntati ai loro bisogni e che permettano a queste persone di condurre una vita sociale normale nella società in cui appartengono”.
Il paragone tra il dispositivo microcredito ed il sistema del welfare state permette di dimostrare il valore socio-economico del microcredito. Infatti, il valore prodotto da un micro-prestito può essere facilmente calcolato in base a quanto Stato, Regione, o Comune, avrebbero speso per assistere socialmente la persona con disagio socio-economico che contrae il credito per realizzare un progetto di auto-impiego.
Di conseguenza, risulta fondamentale il supporto delle istituzioni pubbliche affinché il microcredito venga valorizzato e diventi una politica integrativa di welfare.
A tal fine, il distretto Socio Sanitario D 13 di Caltagirone ha infatti inserito il microcredito nel nuovo Piano di Zona (P.I., L. 328/00) come strumento innovativo di promozione del welfare.
3.Obiettivi
Obiettivo del progetto pilota “Microcredito e Sviluppo” è quello di attivare il Microcredito sociale e d’impresa nel territorio dei 15 Comuni appartenenti al comprensorio del Calatino sud Simeto[4] che fanno capo a due Distretti Socio Sanitari: quello con capofila il Comune di Caltagirone e quello con capofila il Comune di Palagonia.
4.Destinatari
Destinatari del progetto Microcredito e Sviluppo sono i cittadini che risiedono nel territorio del Calatino sud Simeto, che vivono in condizioni di disagio economico, sociale, psicologico, con un ISEE non superiore a € 9.000,00 (novemila), che vogliono avviare un’esperienza di autoimpiego o che vogliono ampliare/rinnovare un’attività esistente.
Definiamo condizione di disagio psico-socio-economico una condizione che sempre più spesso si accompagna a gravi situazioni di sofferenza mentale e relazionale, soprattutto nelle comunità urbane contemporanee (Barone, Bruschetta, 2008a). Caratteristica comune delle situazioni in cui si trovavano queste persone è un più o meno marcato isolamento rispetto alle reti sociali comunitarie e territoriali. Isolamento che si traduce in impossibilità di accedere non soltanto ai servizi indispensabili alla loro realizzazione professionale, ma anche a rintracciare le risorse necessarie ad affrontare le situazioni sociali critiche in cui spesso si ritrovano loro stesse e/o il loro nucleo familiare.
5.Piano di Azione
5.1 Formazione di operatori
Per rendere operativo il dispositivo del Microcredito è stato innanzitutto necessario che sul territorio vi sia personale qualificato in grado di gestire l’intero percorso.
Per questa ragione, sono stati formati dall’Agenzia di Sviluppo Integrato in collaborazione con l’Università di Bologna, “operatori di microcredito”, figure professionali appositamente formate.
I destinatari del progetto di Formazione-Intervento e Supervisione Gruppale hanno sviluppato una competenza specifica nella gestione delle dinamiche gruppali e sociali, per poter a loro volta condurre ed animare i piccoli gruppi ed i gruppi intermedi degli utenti del microcredito.
La formazione specifica per questi professionisti si è fondata sull’interazione di concetti e applicazioni interdisciplinari tra scienze sociali, economiche finanziarie, legali ed amministrative, psicodinamiche e gruppali con il fine di fare acquisite una competenza a saper pensare le situazioni di disagio psico-socio-economico in termini inter-trans-multidisciplinari.
Tale percorso formativo si è strutturato sull’esperienza gruppale come metodo di apprendimento privilegiato, non soltanto dei contenuti cognitivi, teorici e tecnici, ma anche e soprattutto delle competenze emotive, affettive e relazionali necessarie a reggere il contatto quotidiano con il disagio psico-socio-economico, mediato dal dispositivo del microcredito.
5.2 Costituzione del Fondo
La Fondazione ha istituito e depositato presso la Banca Agricola Popolare di Ragusa, un Fondo di Garanzia con lo scopo di attivare operazioni di microcredito finalizzati al recupero e allo sviluppo delle fasce “deboli” della popolazione, senza differenziazioni di genere di età o cittadinanza, rivolgendosi a tutti coloro che intendono creare una piccola realtà imprenditoriale, riconoscendogli la capacità di contribuire al proprio benessere e allo sviluppo locale.
La forza del progetto si fonda sulla capacità di recupero del credito concesso. Esso deve tendere al 100%, in quanto il tasso di recupero non esprime semplicemente la solvibilità degli utenti ma la finalità stessa dell’intero progetto. Esso è, infatti, espressione del “lavoro” che ha reso possibile quel recupero.
La concessione del credito può essere fatta sia per l’avvio che per l’ampliamento di un progetto di autoimpiego. I finanziamenti attivati sulla base della Convenzione sono rappresentati da affidamenti a scadenza mensile da € 3.000,00 ad un massimo di € 10.000,00 e durata ricompresa tra 24 e 48 mesi.
5.3 Avviso pubblico e avvio progetto pilota
L’Avviso per l’avvio del primo progetto sperimentale di microcredito è stato pubblicato il 5 febbraio 2009 con scadenza 6 marzo 2009, dopo ampia concertazione con i comuni del comprensorio facenti capo a due Distretti Socio-Sanitari: D 13 e D 20 .
I cittadini per l’accesso microcredito hanno presentano istanza presso il comune di residenza. I Comuni, verificata l’attendibilità dei requisiti previsti dall’avviso, hanno trasmesso alla Fondazione le domande che sono state analizzate da un Comitato di Valutazione composto da un esperto in politiche di inclusione e coesione sociale, componente del Consiglio di Fondazione, dal direttore della Fondazione, da funzionari della Banca convenzionata, da un dirigente rappresentante del Distretto Socio-Sanitario D20 di Palagonia ed un dirigente per il Distretto Socio-Sanitario D13 di Caltagirone. La valutazione si è concentrata da una parte sulla coerenza degli obiettivi del progetto d’investimento rispetto alle finalità della Fondazione e dall’altra sulla forza dal punto di vista economico del progetto e sulla sua capacità di garantire la restituzione del credito concesso. Sulla scorta dei punteggi attribuiti, si è proceduto alla redazione di due graduatorie distrettuali (una per ciascun Distretto Socio-Sanitario) per il successivo inserimento alla fase di start up d’impresa e al lavoro di gruppo.
Le domande valutate sono state 63 e quelle ammesse 57 di cui: 34 Donne (9 delle quali già assistite economicamente dai servizi sociali dei Comuni) e 23 Uomini ( 5 dei quali già assistiti economicamente dai servizi sociali dei Comuni).
Come previsto dall’Avviso Pubblico, l’inclusione in graduatoria non rappresenta l’ammissione al finanziamento, che rimane invece subordinato alla costruzione di un valido progetto economico personale realizzato attraverso la partecipare ad un percorso di start up in assetto gruppale.
Il gruppo di lavoro, composto da 5 utenti, seguito da un operatore, serve a soddisfare la fondamentale esigenza di attivare relazioni profonde di aiuto e sostegno, accrescendo il senso di fiducia individuale e collettiva. Un piccolo gruppo, quindi, che non a caso si vuole auto-fondato e non selezionato da alcun funzionario, ma comunque condotto da un operatore appositamente formato, all’interno del quale costruire il proprio progetto economico, ma anche iniziare a tessere quella rete di relazioni sociali che costituisce il vero capitale relazionale delle micro-imprese che nasceranno dal gruppo stesso.
Un gruppo mediano, poi, quello che Yunus (1997) chiama “il Centro”, composto da una trentina di membri appartenenti a diversi piccoli gruppi, si incontra a cadenza fissa per tutta la durata del progetto Microcredito e Sviluppo, per offrire inoltre agli utenti la possibilità di sviluppare autonomie personali, competenze sociali e capacità organizzative più complesse, orientate soprattutto alla lettura economica della comunità e del mercato.
Quando il gruppo ritiene idoneo ed esecutivo il progetto economico individuale di uno dei suoi membri, lo presenta al gruppo intermedio per la valutazione e l’approvazione.
A seguito dell’approvazione, il direttore della Fondazione comunica alla Banca il nulla osta per l’erogazione del finanziamento al beneficiario.
L’istituto di credito provvede all’erogazione del finanziamento. Il beneficiario è tenuto a partecipare ad incontri di gruppo fino alla restituzione del credito.
Previa disponibilità di fondi, si procede all’inclusione di sempre nuovi utenti.
5.4 Il dispositivo di lavoro
Per l’avvio della sperimentazione sono stati organizzati incontri di gruppo intermedio con la finalità di favorire la costituzione dei piccoli gruppi. Infatti, i piccoli gruppi di cinque utenti sono stati volutamente pensati come auto-fondati dai partecipanti al gruppo mediano. La numerosità obbligatoria di cinque elementi, è stata definita da Yunus proprio per la specifica funzione che il gruppo deve svolgere. Dato che esso rappresenta un gruppo di lavoro, deve essere messo nelle condizioni di poter decidere su tante questioni vitali per il suo funzionamento. Cinque è allora il numero minimo per essere un gruppo e poter decidere eventualmente a maggioranza qualificata.
I membri non possono intrattenere tra loro relazioni di parentela, proprio come in tutti i gruppi clinici fondati sulla valorizzazione delle diversità e sulla promozione della soggettività. E questo affinché ciascuno si assuma personalmente la responsabilità delle proprie scelte.
Il prestito resta comunque personale, ognuno ne risponde per sé, anche se viene istituito un fondo di riserva per le emergenze.
Ogni membro del gruppo è tenuto ad elaborare un Progetto Economico Personale “Business Plan”, che prevede l’analisi della concorrenza, dei possibili mercati di sbocco, dei fornitori, nonché le modalità di investimento della somma ricevuta e quelle di restituzione della stessa, con l’aiuto del gruppo e dell’operatore e se necessario anche del gruppo mediano.
Ottenuto il prestito, tutti gli utenti continuano a riunirsi periodicamente, fino alla restituzione dell’ultima rata dell’ultimo utente del gruppo.
“Non c’è dubbio che questa organizzazione comunitaria è un fattore importante del successo (…). Il Gruppo e il Centro esercitano, infatti, una pressione positiva sulle singole aderenti, incoraggiandole a mantenere fede agli impegni presi. Se si chiede loro cosa le spinge a restituire i prestiti, la risposta più comune è: ‹‹Perché non sopporterei di deludere le altre del mio gruppo»” (Yunus, 2007).
Anche il sistema di restituzione del credito è impostato diversamente da una banca tradizionale: il versamento della rata, infatti, è di bassa entità economica, ed a cadenza settimanale, raccolto nel piccolo gruppo dagli operatori che provvedono a versarlo su un conto corrente bancario intestato personalmente ad ogni utente alla scadenza di ogni rata mensile.
Sono stati costituiti sei piccoli gruppi che si incontrano una volta a settimana con il proprio conduttore e, una volta al mese, in un assetto di gruppo intermedio composto, oltre che dai membri dei diversi piccoli gruppi, dalle rispettive sei operatrici, anche dal Direttore della Fondazione, da un esperto di Politiche di Inclusione Sociale e da un esperto di Sviluppo delle Risorse Umane, che ne rappresentano lo staff di conduzione.
Tale gruppo si incontra per offrire ai potenziali beneficiari la possibilità di sviluppare autonomie personali, per scambiarsi informazioni strategiche e soprattutto per aggiornare tutti gli utenti sullo stato del credito nei singoli gruppi e per approvare i progetti personali. Quest’ultima funzione permette di garantire trasparenza e fiducia intersistemica per la buona riuscita dei progetti economici personali.
Il gruppo di microcredito diventa così, oltre che gruppo di lavoro per la realizzazione dei progetti personali, anche gruppo di formazione alle competenze relazionali e contemporaneamente, gruppo di inclusione sociale.
Anche il gruppo delle operatrici di microcredito si è a sua volta costituito come ulteriore gruppo intermedio di lavoro. Tale gruppo, condotto dallo stesso staff di conduzione del gruppo mediano, presenta al proprio interno professionisti appartenenti ai diversi ambiti di ricerca ed intervento sociale: due psicologhe, un’economista, un legale, un tecnico ed un’educatrice.
5.5 Primi progetti finanziati
Nei primi mesi quattro mesi di avvio del progetto sperimentale sono stati concessi otto prestiti ad un tasso di interesse minimo (1.90 %) per importi da 5 a 8 mila euro.
I beneficiari, dimostrando fiducia, impegno ed affidabilità attraverso la partecipazione agli incontri di piccolo gruppo e di gruppo intermedio, hanno costruito il proprio business plan per avviare/potenziare le seguenti micro attività: implementazione di una ludoteca, acquisto di un fondo agricolo per allevare ovini, miglioramento di un capannone agricolo per il confezionamento del ficodindia, vendita ambulante di prodotti non alimentari grazie all’acquisto di un una moto ape, piccolo negozio di biancheria, laboratorio arginale di cornici.
6. Conclusioni
Il modello di gruppo clinico-sociale sviluppato dal Microcredito, inteso come dispositivo di sostegno psico-socio-economico, permette uno scambio virtuoso e mutuamente arricchente tra “beni posizionali” e “beni relazionali”. Consideriamo questo processo come il processo cardine di un’economia civile e conviviale, fondata sulla persona prima ancora che sulle merci o sui capitali (Brunori, 2003).
È infatti l’insieme di questi processi di scambio, anch’essi essenzialmente psico-socio-economici, che sostiene la maturazione e la diffusione di sempre più ampi ambiti di cittadinanza per gli individui che sono da essi attraversati, e che costituisce nel suo complesso lo Sviluppo Sociale, o come noi lo intendiamo Sviluppo Locale Comunitario[5].
Per questo motivo consideriamo il Microcredito non soltanto un dispositivo di intervento sociale per il Servizio alle Persone che vivono in condizioni di disagio e per lo Sviluppo di Comunità Locali depresse, ma anche un dispositivo di analisi sociale e di elaborazione collettiva dei processi politico-culturali ed economico-relazionali che arricchiscono o depauperano gli ambienti umani ed i territori.
Nel Microcredito, infatti, le prassi di aiuto alla persona attraverso il gruppo e di sviluppo sociale attraverso la comunità sono per definizione prassi al contempo trasformative ed esperienziali. Di conseguenza risulta impossibile separare in esse il momento diagnostico da quello dell’intervento.
Alla luce di quanto sopra, riteniamo che il microcredito potrà sempre più, in futuro, assolvere a quella fondamentale funzione, scientifica ed etica, di intervento e di ricerca sui processi auto-eco-ri-organizzantisi che regolano lo sviluppo interdipendente, psicologico, sociale ed economico, degli individui e delle società nel suo complesso (Morin, 1982).
Bibliografia
Barone R., Bruschetta S. (2008a), Verso una psicoterapia di comunità per il nuovo disagio mentale, in Plexus, N. 1, pp.
Barone R., Bruschetta S., Cannella S., Scerba S., Sinatra F. (2008), Il Laboratorio di Gruppoanalisi e l’Agenzia di Sviluppo Integrato del comprensorio Calatino Sud Simeto. www.laboratoriogruppoanalisi.com/articoli/articolo%20progender.pdf
Barone R., Licari G., Barrano S., Saperi M., Dondoni M. (2006) Sviluppo locale partecipato e sostenibile, Padova, Cleup.
Brunori L. (2003), Relational Goods in Society, Mind and Brain: Between Neurons and Happiness, in Group Analysis , Vol.16 n.4.
Commissione Europea (2008), Financial Services Provision and Prevention of Financial Exclusion, Direzione generale Occupazione, affari sociali e pari opportunità.
Bruni L., Zamagni S. (2004), Economia Civile, Bologna, Il Mulino.
Morin E. (1982), Science avec conscience, Paris, Fayard. Trd. it. (1984). Scienza con coscienza, Milano, FrancoAngeli.
Parlamento Italiano, Legge n. 328. (2000), Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Sen A. (1999), Development as Freedom. Oxford, Oxford University Press. Trad. it. (2000), Lo sviluppo è libertà. Milano Mondadori.
Yunus M. (1997), Vers un monde sans pauvreté. Éditions Jean-Claude Lattès. Trad. it. (1998), Il banchiere dei poveri. Milano, Feltrinelli.
Note sugli autori
Raffaele Barone. Psichiatra, Psicoterapeuta Gruppoanalista. Docente di Psicopatologia e Lavoro Clinico nella Salute Mentale, Università degli Studi di Palermo. Docente della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG. Presidente onorario Associazione Italiana Residenze per la Salute Mentale (AIRSAM). Dirigente Medico DSM Caltagirone, AUSL 3. È stato componente del gruppo di lavoro presso il Ministero della Salute per l’elaborazione delle Linee di Indirizzo per la Salute Mentale in Italia e Presidente dell’Area di Sviluppo Industriale di Caltagirone. Dal 2008 è componente del consiglio della Fondazione “Microcredito e Sviluppo”.
Simone Bruschetta. Psicologo Psicoterapeuta Gruppoanalista. Dottore di Ricerca in Scienze Otorinolaringoiatriche ed Audiologiche. Master Universitario in Formazione e Sviluppo delle Risorse Umane, Università degli Studi di Catania ed in Neuropsicopatologia dell’Apprendimento, Università degli Studi di Messina. Dirigente Psicologo Centro MPSS Convenzionato SSN “Villa Angela”. In passato ha diretto il settore Risorse Umane di una industria farmaceutica multinazionale, presso il sito produttivo di Catania. Collabora con l’Università degli Studi di Palermo al Master Universitario “Residenzialità e Cura” e con la Fondazione “Microcredito e Sviluppo” di Caltagirone.
Sheila Scerba. Dottoressa in Lettere Moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania, è funzionario dell’Agenzia di Sviluppo Integrato Spa. Esperta in politiche di sviluppo locale, di inclusione e coesione sociale, ha coordinato il progetto di sperimentazione denominato “Assegno Servizi”, finanziato nell’ambito del Programma Nuovo del PTO del Calatino sud Simeto. Esperta in servizi alle imprese, svolge attività di front office e back office per lo Sportello Unico Associato per le Imprese del Calatino sud Simeto. Nel gennaio del 2008 è stata nominata Direttore della Fondazione “Microcredito e Sviluppo”.
[1] L’Agenzia è una società mista a partecipazione pubblica maggioritaria che svolge, per l’area del Calatino sud Simeto, attività di ricerca, di progettazione, di formazione, di assistenza tecnica di consulenza e di sostegno nell’accesso a tutte le forme di contributo nazionale e comunitario, di monitoraggio e di verifica in favore di Enti Pubblici e privati.
[2] Il progetto di sperimentazione denominato Assegno Servizi, finanziato nell’ambito del Programma Nuovo del PTO del Calatino sud Simeto, ha l’obiettivo di offrire opportunità di prestazioni di assistenza domiciliare a tutti i cittadini, non solo a chi versa in condizioni di disagio economico, incentivando l’emersione delle forme di lavoro in nero e sommerso.
[3] Per un approfondimento della collaborazione tra Agenzia di Sviluppo Integrato del Calatino Sud Simeto ed il Laboratorio di Gruppoanalisi si veda (Barone, Bruschetta, Cannella, Scerba, Sinatra, 2008) pubblicato sul sito del Laboratorio di Gruppoanalisi . www.laboratoriogruppoanalisi.com/articoli/articolo%20progender.pdf
[4] Il comprensorio del Calatino sud Simeto si trova nella Sicilia sud-orientale, comprende i comuni di Caltagirone, Castel di Iudica, Grammichele. Licodia Eubea, Mazzarrone, Mineo, Mirabella Imbaccari, Militello in Val di Catania, Palagonia, Raddusa, Ramacca, San Cono, San Michele di Ganzaria, Scordia, Vizzini.
[5] Siamo ancora molto lontani dalla costruzione di indicatori di misura della ricchezza e dello sviluppo di una Comunità Sociale, che non siano ancorati alla semplice valutazione della produzione locale. Tra i programmi di ricerca più accreditati e più recenti citiamo la Commissione Internazionale sulla Misura della Performance Economica e del Progresso Sociale presieduta dal Global Council del World Economic Forum i cui lavori sono coordinati dal premio Nobel per l’Economia Amartya Sen (Sen, 1999).