Scritti di Marcel Sassolas – Franco Fasolo – Barbara Pinciara – Roberto Carnevali – Riccardo Canova – Saverio Ruberti – Federico Mastrangelo.
a cura di Roberto Carnevali e Nadia Tagliaferri Editore ARPANet
Recensione a cura di Silvana Koen
Secondo volume della collana di Psicologia, il libro fa parte di una serie promossa dalla Società Italiana di Psicologia Clinica e Psicoterapia e raccoglie i lavori presentati al convegno organizzato il 7 marzo 2008 e dedicato alla clinica dell’esordio psicotico.
Una lettura avvincente sia per l’intensità di alcuni degli interventi che per il piacere di trovare a confronto diversi modi di concettualizzare la relazione psicotica e gli interventi clinici e relazionali a disposizione per trasformarla. Gli autori si rifanno alla propria esperienza e alle proprie teorie di riferimento consentendo al lettore un riconoscimento puntuale dei differenti linguaggi impiegati – psicoanalitico, gruppoanalitico, sistemico, relazionale, neo cognitivista, comportamentista – e delle conseguenze operative che la scelta del linguaggio informato a una teoria comporta. Non a caso uno degli obiettivi espliciti del volume è quello di ‘sollecitare il confronto nel lavoro di equipe e favorire la disponibilità all’ascolto non solo nei confronti dei pazienti ma anche dei colleghi che ….possono offrire degli stimoli inusitati che rischiamo – per pregiudizi – di mantenere fuori dal nostro orizzonte clinico’ (nota introduttiva dei curatori pag 8).
Ogni autore nel raccontare l’approccio metodologico seguito sia nell’accoglienza del paziente che della sua famiglia è riuscito a mettermi in contatto con le situazioni descritte come se stessi dialogando con il narratore. Vale a dire che alcuni articoli hanno attivato in me un ascolto più consonante ed altri meno. In tutti però ho rintracciato una consapevolezza da cui per fortuna ormai non si prescinde quando si parla di ‘cura in campo mentale’: è la qualità della relazione che intercorre fra le diverse persone, fra i diversi ruoli istituzionali, è la capacità di pensare queste relazioni che impronta e determina la possibilità di cura. Interessante è stato notare come, a partire dalle proprie impostazioni teoriche, gli autori abbiamo sviluppato la propria esposizione. Il risultato sono variazioni sul tema della ‘prassi clinica’.
Il come si fa: descrizione piuttosto oggettivata di una metodologia considerata corretta. Il come ho fatto io: l’esperienza personale coniugata alla capacità di pensarla e sistematizzarla. Il come hanno fatto loro e io con loro: lo sguardo libero del supervisore dialogante. Come facciamo noi con loro: le ragioni dell’approccio sistemico.
Un ultima considerazione. Il cosiddetto ‘esordio psicotico’ è spesso il momento cruciale nella vita dei pazienti che incontriamo. Il suo ‘trattamento’ (lo abbiamo visto tante volte nel ricostruire storie di cronicità) è l’occasione principale e purtroppo spesso unica di ricollegare la vita di quella persona a un mondo abitabile. E’ quindi responsabilità gravosa le scelta del modo di impostare la cura. Questo volume offre anche la possibilità di accompagnare per un tratto le riflessioni di colleghi che questa responsabilità la pensano e la praticano nel confronto vivo con i propri contesti di lavoro, con i pazienti e con le famiglie sofferenti.
Un’occasione preziosa per noi lettori per continuare a interrogarci sulle nostre pratiche e per cercare il confronto con i colleghi.