TRANSITI PSICHICI E CULTURALI. UNA PROSPETTIVA CULTURALISTA SULLE DINAMICHE PSICOLOGICHE DEI GRUPPI MEDIANI E ALLARGATI - G. PROFITA, G. RUVOLO, V. LO MAURO
EDIZIONI CORTINA – MILANO
Recensione di Giovanna Amato
Il testo di G. Profita, G. Ruvolo e V. Lo Mauro invita a pensare, a riflettere, ad interrogarsi sulla complessità dei campi mentali, entro dispositivi attraversati da dinamiche del tutto particolari, quali i gruppi di ampio formato nei contesti didattici e formativi. Riflessioni, quelle proposte, che sollecitano l’attuazione di un’operazione epistemologica di “spostamento dello sguardo”: pensare cioè l’individuo all’interno del mondo in cui vive, “porre l’accento sul concetto di relazione e sui processi di interiorizzazione delle relazioni” (p. 21), sviluppare un pensiero che “connetta i fenomeni psichici con quelli socio-culturali” (G. Ruvolo, G. Di Stefano, 2002). Il sociale non si configura soltanto quale sfondo: piuttosto, attraverso i gruppi di ampio formato diviene visibile “la complessa articolazione tra individuale e sociale”, che consente l’esplorazione “della dinamica tra libertà individuale e vincoli socio-istituzionali” (pag. 52). E’ il gruppo stesso a costituirsi quale “potente attivatore di forme di socialità, favorendo il transito da forme sociali rigide e ristrette a contesti più ampi e aperti” (ibidem). Una prima parte del volume racchiude i principali contributi teorici e di teoria della tecnica per lavorare con i gruppi mediani e allargati: le intuizioni di S. Foulkes, le proposte di J. Rouchy, le riflessioni della Scuola Italiana di Gruppoanalisi (D. Napolitani, 1987; G. Lo Verso, 1989; R. Menarini, C. Pontalti, 1993) ed infine le prospettive di ricerca proposte da J. Le Roy e G. Wilke. Un percorso, quello proposto dagli autori, che si dispiega lungo una duplice dimensione, che consente al lettore di transitare da uno spazio di approfondimento e di riflessione teorico-concettuale sui dispositivi gruppali ad uno spazio nuovo e originale, in cui ad essere attenzionata è l’esperienza viva e la sua contestuale elaborazione. La concretezza delle esperienze presentate dagli autori consente di rintracciare le potenzialità trasformative e di apprendimento degli strumenti gruppali: in primis la possibilità di sperimentare la condizione del “disorientamento per riorientarsi” (La Cecla, 2000), vissuto che inevitabilmente esige la ricerca di un nuovo ordine culturale. La seconda parte del testo è dedicata ad un percorso di esperienza e di ricerca, a partire dalla “sperimentazione” dei gruppi mediani e allargati nel contesto universitario del Corso di Laurea in Psicologia di Palermo. Un progetto innovativo che propone il superamento delle convenzionali tecniche didattiche e il riattraversamento della cultura istituzionale: l’opzione ideologica che sottende tale lavoro risiede nella possibilità di sperimentare un apprendimento di tipo implicativo-esperienziale, finalizzato a coinvolgere attivamente gli studenti in un processo di comprensione delle dinamiche emotive, cognitive e relazionali, che il lavoro psicologico comporta, a partire dalla propria soggettività e dall’implicazione personale. In relazione a tale esperienza, di particolare interesse è il capitolo che descrive il percorso di ricerca intrapreso contestualmente all’avvio dei gruppi: a partire dalla consapevolezza circa l’esiguo numero di strumenti disponibili per la ricerca empirica sui gruppi, peraltro prevalentemente riferibili ai fenomeni precipui dei piccoli gruppi, gli autori propongono l’individuazione ed elaborazione di un’adeguata metodica di rilevazione dei dati empirici adeguata ai gruppi allargati: l’analisi del contenuto. Infine la terza parte: particolarmente ricca, racchiude in sé i principali ambiti di contestualizzazione del lavoro psicodinamico con i gruppi di ampio formato. I percorsi formativo-esperienziali di large-group per medici e infermieri delle cure palliative, il gruppo mediano attivato nel contesto penitenziario, il gruppo mediano attivato nel contesto aziendale, l’intervento di formazione interculturale ed infine l’esperienza di ricerca sul transito culturale: esemplificazioni queste che aprono spazi di riflessione sulla specificità dei fenomeni del dispositivo gruppale e che “consentono di uscire dalla genericità delle descrizioni e delle teorie finora prodotte” (pag. 137). Un testo agevole, originale e scorrevole: un lavoro che pone al centro il complesso intreccio tra luoghi istituzionali e luoghi mentali, tra vissuti di liminarità e, con le parole di De Martino, di “costituzione di nuovi orizzonti culturali”, che divengono condizioni necessarie alla trasformazione, obiettivo dell’intervento formativo.