Valentina Lo Mauro, Pietra Daniela Di Paola
Pochi mesi fa, si chiudeva a Palermo una ricca ed intensa mostra dedicata alla Spagna e alle espressioni artistiche che nei vari momenti e movimenti politici e culturali, mettevano in forma ed in colore le inquietudini, le ansie, i desideri e le passioni, i sogni e talvolta gli incubi, che la storia produce nei singoli e nelle comunità nel suo quotidiano e umano costruirsi.
Il percorso della mostra e il nostro viaggio dentro e attraverso la Spagna si concludeva, o si apriva… dipende da come decidiamo di entrare dentro le storie, con un frase di Antonio Machado che recitava: Tras el vivir y el soñar, está lo que más importa: el despertar, tra il vivere e il sognare c’è la cosa più importante: il risveglio.
Questo ricordo e questa frase sono riportate alla nostra memoria e al nostro momento attuale da uno degli articoli presentati in questo numero della rivista che sottolinea, in particolare, l’uso dei sogni in psicoterapia come lavoro di connessione tra vita vissuta e vita sognata e ricostruzione di storie e geografie reali disarticolate.
Al risveglio avviene la narrazione del sogno, operazione creativa che trasforma l’esperienza notturna, privata e singolare del sogno, in evento relazionale, plurale e pubblico. Decidere di narrare un sogno, a chi raccontarlo, dove e come farlo, apre ad un infinito di possibilità.
In questo spazio ci proponiamo di passare in rassegna alcuni scritti che Robi Friedman, psicologo clinico e analista di gruppo, Israel Institute of Group Analysis, dedica allo studio ed alla analisi dei sogni e delle loro narrazioni come avvenimenti relazionali.
Nel volume I sogni nella psicoterapia gruppo Robi Friedman, in collaborazione con Claudio Neri e Malcolm Pines, propone una riflessione teorica sugli aspetti costitutivi della relazione tra gruppi, sogno, pratica analitica e realtà contemporanea.
Gli autori sottolineano come l’interesse per il sogno abbia da sempre rappresentato uno dei principali cardini della teoresi psicoanalitica, conferendo a Sigmund Freud, con “L’interpretazione dei Sogni”, il merito di averne descritto i principi generali di funzionamento e di aver contrassegnato la forte valenza intrapsichica di tali concettualizzazioni. Freud definì il sogno come una modalità allucinatoria di realizzazione di un desiderio inconscio, di un desiderio della veglia e di un desiderio sessuale infantile rimosso. Il simbolo analitico è descritto come una struttura atta a rappresentare i processi psichici rimossi mediante delle reti connettive che lo associano ad essi: le pulsioni, ed assume la dimensione dell’altrove nello spazio del rimosso evocativo della condizione dell’assenza.
Nel gruppoanalitico tale rimosso si configura, invece, come una reale condizione psichica dell’assenza, del non esser-ci determinata dalla presenza di un campo mentale, condiviso dai partecipanti, costantemente in divenire.
L’interesse degli autori alla tematica dell’onirismo gruppale pone l’accento sulle diverse caratteristiche mostrate dal sogno nel contesto di gruppo rispetto ai racconti offerti in analisi individuale.
L’attività onirica narrata nel gruppo si configura secondo René Kaës, autore del saggio “La trama polifonica dell’intersoggettivo nel sogno”, come “.. una polifonia di più discorsi e di più figure..”. Nel testo, Kaës avanza la sua ipotesi di ricerca sulla trama polifonica dell’interdiscorsivo nel sogno partendo da un processo parallelo di analisi dei racconti onirici, sia di quelli che nascono nel processo associativo gruppale, sia di quelli narrati sul lettino che mettono in scena un gruppo come contenuto manifesto. Ciò che egli definisce “interdiscorsivo” nel gruppo è “l’effetto della molteplicità dei soggetti parlanti” come se si creasse una doppia catena associativa costituita dall’incrocio di quella dei singoli soggetti con quella creata dalla risonanza della successione dei loro enunciati. Le parole di Kaës nel testo sottolineano come il sogno abbia “origine in una serie di enunciati ed enunciazioni sentiti il giorno prima nel gruppo” e che tale attività possegga in nuce una qualità trasformativa che consente di modificare tali produzioni polifoniche restituendole alle associazioni del gruppo con una nuova raffigurazione pre-conscia.
Gli autori sottolineano quanto i sogni rappresentino lo scambio più autentico tra individuo e gruppo in grado di favorire processi di cambiamento e sviluppo.
In altri lavori sul sogno, Friedman approfondisce ulteriormente la proposta di riconsiderare il modo con cui in terapia si utilizzano i sogni, affiancando alla interpretazione degli aspetti intrapsichici del sogno, il lavoro sugli aspetti interpersonali ed intersoggettivi del racconto. Friedman sottolinea come accostarsi al sogno come evento intrapsichico, autocontenente ed autosviluppante, non costituisca l’unica possibilità di utilizzo del sogno in psicoterapia. Questa lettura del materiale onirico si basa sull’ipotesi che sognare è tanto una creazione intrapsichica che fornisce rappresentazioni del sé ed apre una finestra sui modi personali di pensare e affrontare eventi ed emozioni, quanto un evento interpersonale nel momento in cui viene messo in forma di narrazione.
Lo spazio interpersonale che si crea fra il sognatore che racconta il sogno e gli uditori che lo ricevono e che “sognano il sogno”, può rappresentare un’opportunità per continuare la metabolizzazione avviata mediante il processo del sogno, narrare un sogno significa spesso operare attraverso i suoi contenuti un’influenza su una relazione o sulla qualità delle relazioni, innescando processi trasformativi tanto in chi ha prodotto il sogno quanto in chi lo ascolta.
Friedman individua due funzioni intersoggettive del sogno, la prima funzione è il rapporto con un “contenitore-su-richiesta”, la narrazione di un sogno origina dalla necessità di un Altro significativo in grado di contenere e avviare processi di pensiero ed elaborazione delle emozioni. L’autore propone un approccio evolutivo bi-fasico alle emozioni “non-pensabili”, una prima fase, autonoma, in cui il sognatore cerca di farvi fronte proprio attraverso il sogno, se quest’ultimo non è sufficiente, in una seconda fase, relazionale e intersoggettiva, in cui la narrazione del sogno attiva processi di contenimento ed elaborazione.
Una seconda funzione intersoggettiva del sogno è il desiderio inconscio di influenzare i sentimenti dell’uditorio e di stabilire un nuovo genere di rapporti con esso. Ciò avviene attraverso l’analisi delle emozioni, degli stati d’animo e dei sentimenti provati, durante il racconto del sogno, dal sognatore e da chi lo ascolta, e legati non solo ai contenuti del sogno ma anche al modo con cui essi vengono narrati.
Entrambe le funzioni sono intersoggettive, nel senso, scrive Friedman, che interpenetrano confini psichici interpersonali. L’interazione avviene attraverso proiezioni che incontrano identificazioni e pensieri che ricercano e trovano pensatori.
La narrazione di un sogno è anche una richiesta di partecipazione psichica, l’autore definisce partecipazione uno spazio intersoggettivo in cui vi è la possibilità di mutua e reciproca elaborazione delle difficoltà emotive. Il lavoro sui sogni favorisce la crescita e lo sviluppo del gruppo terapeutico come uno spazio relazionale disponibile ad un reciproco contenimento, in cui il prendersi cura dell’altro avviene attraverso sentimenti di partecipazione e non solo di condivisione di momenti di partecipazione emotiva. Lo sviluppo della mutualità è un tema che rinvia al sociale e ai conflitti che nel sociale si generano quando lo spazio pubblico si anima di storie e appartenenze culturali in guerra.
Segnaliamo al lettore alcuni titoli in cui rintracciare e approfondire la proposta di Friedman sull’approccio intersoggettivo ai sogni:
Friedman, R. (2002), Il racconto di un sogno come richiesta di contenimento nella terapia di gruppo. La via regia attraverso l’altro. In Pines, M., Neri, C., Friedman, R. (a cura di) (2005), I sogni nella psicoterapia di gruppo. Borla, Roma.
Friedman, R. (2002), Developing Partnership Promotes Peace: Group Psycotherapy Exsperiences, in Croatian Medical Journal, Vol.43, 2, 141-147
Friedman R. (2004), Dreamtelling as a request for containment- Reconsidering the Group-Analytic Approach to the Work with dreams.in Group Analysis. Vol 37, 508-524
Friedman R. Il racconto del sogno come richiesta di contenimento. L’approccio intersoggettivo ai sogni. in www.funzionegamma.edu
Segnaliamo, anche, un workshop dal titolo:
Three Uses Of Dreams In Groups.. Dream-telling as a request for containment.
Il workshop, condotto da Robi Friedman, è organizzato dall’Institute of Group Analysis dal 3 al 4 aprile 2009. (info sul sito dell’Istitute of Group Analysis, www.groupanalysis.org).
Il workshop ha per tema l’analisi di tre possibili modi di utilizzare il sogno in psicoterapia, informativo, formativo e transformativo. L’attenzione è rivolta alla gruppoanalisi e alle teorie relazionali che hanno posto l’accento su due funzioni svolte dalla narrazione dei sogni, una funzione inconscia ed una intersoggettiva.
Il workshop prevede sessioni di approfondimento teorico e sessioni di lavoro esperienziale in assetto di large-group e small group.